Stasera si alza il sipario sull’edizione numero 75 del Festival di Sanremo. Saranno 33 le canzoni in gara, delle quali 29 nei Big – dopo il ritiro di Emis Killa, coinvolto nella vicenda giudiziaria relativa ai rapporti delle curve di Inter e Milan con la criminalità organizzata – e 4 nella finale dei Giovani, che chiude il percorso iniziato nei mesi scorsi.
Ancora una volta l’Umbria non sarà coinvolta: ci sarà un artista residente da tempo in Umbria, è il dj e producer argentino Shablo, da anni residente con la compagna a Pietrafitta di Piegaro dove gestisce un allevamento di alpaca. L’artista è in gara con Tormento, Guè e Joshua col brano “La mia parola”
Alla vigilia della kermesse, all’italo-argentino che ha scelto l’Umbria come sua terra d’adozione, arriva l’in bocca al lupo dell’Amministrazione comunale di Piegaro.
“La nostra comunità – dichiara il sindaco Roberto Ferricelli – è fiera di esprimere questo talento, tra i personaggi più significativi del panorama musicale italiano attuale, sia nelle vesti di musicista che soprattutto di produttore e talent scout”. Negli anni Shablo (all’anagrafe Pablo Miguel Lombroni Capalbo, 44 anni) ha infatti dimostrato di essere capace di innovare il mercato attraverso tanta ricerca e creatività.
Sono umbre le radici dell’artista, i cui nonni originari di Città della Pieve, sono poi emigrati in Argentina. E in Umbria ha scelto di tornare, non solo per vivere, ma anche in parte per sviluppare i suoi progetti artistici. “Auguriamo a lui e ai suoi compagni di viaggio (Gué, Joshua e Tormento) – prosegue Ferricelli – di essere apprezzati dal pubblico dell’Ariston e di trarre da questa esperienza le migliori soddisfazioni professionali. Piegaro gli sarà vicina e tiferà sicuramente per loro”
La storia del Festival vede due soli due soli umbri in gara nella categoria principale: la ternana Emy Cesaroni, in corsa nel 1975 nell’edizione senza case discografiche, per la protesta delle etichette e… un tifernate molto particolare, che faceva tutt’altro lavoro rispetto al cantante. Si tratta di Mario Capanna.
Mario Capanna, proprio lui, avete letto bene: il politico nativo di Città di Castello storico fondatore di Democrazia Proletaria.
Capanna nel 1995 accettò la proposta di Sabina Guzzanti, in quel momento comica in rampa di lancio per il successo del programma “La tv delle ragazze” e salì sul palco dell’Ariston come parte de La Riserva Indiana, un bizzarro coro composto da varie personalità della sinistra italiana che accompagnava la Guzzanti e il suo compagno David Riondino nel brano “Troppo sole”, un inno ambientalista ambientato ai tempi degli indiani d’America. Fanno parte fra gli altri di quel coro, Nichi Vendola, il fondatore di Striscia La Notizia Antonio Ricci, l’ex bassista della Equipe 84 Victor Sogliani, il fumettista Milo Manara, l’attore Remo Remotti, il funzionario di Rai Tre Bruno Voglino e l’ex direttore del Tg3 Sandro Curzi. Tutti vengono presentati con un nome che richiama quelli degli indiani d’America: per Capanna, che a quel tempo non aveva più un riferimento politico dopo aver militato anche nei Verdi Arcobaleno, fu scelto “Due cuori”.
“Noi nella riserva non ci vogliamo stare”, dicono presentando la loro canzone che ha sfumature politico. Baudo, conduttore e direttore artistico commentò “Discorsetto non troppo felice”. Non esattamente originale, nonsotante le ottime capacità di compositore di Riondino, il brano si ferma al diciottesimo e terzultimo posto.