Morte di Andrea Prospero, la famiglia chiede verità: “Chi sa, parli”

Dubbi sull’ipotesi del suicidio, la polizia indaga su SIM e cellulari trovati nell’appartamento

Proseguono le indagini sulla morte di Andrea Prospero, il 19enne studente universitario trovato senza vita il 24 gennaio in un B&B nel centro di Perugia. Mentre si ipotizza un malore dovuto all’assunzione di farmaci, la famiglia esprime forti perplessità sull’ipotesi del suicidio e si appella a chiunque possa fornire informazioni.

Gli avvocati Francesco Mangano e Carlo Pacelli, intervenuti alla trasmissione Chi l’ha visto?, hanno lanciato un appello: “Chiunque abbia visto persone aggirarsi intorno a via del Prospetto il 24 gennaio, o sappia qualcosa sulle sue attività, anche online, ci dia notizie utili per fare chiarezza”.

I dubbi della famiglia e le indagini in corso

Secondo la sorella gemella Anna, Andrea era una persona generosa e riservata, ma forse troppo ingenua e vittima di qualcuno che ha approfittato della sua disponibilità. L’avvocato Pacelli ha sottolineato come il giovane fosse descritto da tutti come “pulito, limpido e gentile”, motivo per cui i genitori ritengono fondamentale approfondire ogni dettaglio.

Gli investigatori stanno analizzando cinque cellulari e almeno 40 SIM ritrovate nell’appartamento, cercando di capire a quali attività fosse legato il giovane. I vicini di casa, intervistati da Chi l’ha visto?, hanno riferito di non aver mai visto Andrea entrare o uscire, né di aver notato movimenti sospetti.

Il mistero dell’appartamento e delle carte di credito

Un altro nodo da sciogliere riguarda l’affitto dell’appartamento, prenotato dall’8 gennaio al 20 febbraio, un periodo insolitamente lungo per un B&B. Il proprietario ha confermato che non risulta alcuna registrazione in questura, dettaglio che avrebbe potuto agevolare le ricerche. Inoltre, sono state trovate due carte di credito, una nel bagno del B&B e l’altra nel portafoglio lasciato nella casa della sorella.

La Polizia Postale sta conducendo accertamenti su telefoni e SIM, con l’obiettivo di ricostruire le attività online di Andrea. Gli avvocati della famiglia insistono affinché chiunque abbia informazioni si faccia avanti per contribuire a chiarire le circostanze della morte del giovane.

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