In Umbria, la caccia viene sospesa per alcune specie di uccelli. La giunta regionale, su spinta di una diffida inviata nei giorni scorsi dalle associazioni ambientaliste, ha deliberato venerdì lo stop alla caccia di tordo bottaccio, cesena, tordo sassello e beccaccia.
La genesi del caso
Tutto ha avuto inizio lo scorso settembre, quando diverse associazioni ambientaliste hanno presentato ricorso al Tar dell’Umbria, contestando il calendario venatorio 2024/2025. La principale critica riguardava la chiusura anticipata della caccia per le specie sopra citate.
La magistratura amministrativa ha dichiarato il ricorso in parte improcedibile e in parte infondato, portando le associazioni a rivolgersi al Consiglio di Stato. A metà dicembre, quest’ultimo ha emesso un decreto per sospendere la sentenza del Tar, in attesa della discussione sul merito.
Mercoledì scorso, durante l’udienza definitiva, il Consiglio di Stato ha confermato la sospensione, di fatto imponendo un provvedimento di blocco.
Le tempistiche imposte e le reazioni
Il decreto stabiliva che:
- La caccia al tordo bottaccio dovesse cessare entro il 31 dicembre;
- Quella agli altri turdidi entro il 9 gennaio;
- La caccia alla beccaccia dovesse fermarsi entro il 30 dicembre.
Tuttavia, l’attività venatoria è proseguita oltre le date indicate. Questo ha spinto le associazioni ambientaliste a inviare una diffida formale, accompagnata dalla minaccia di segnalazioni alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti per possibili risvolti penali e danni erariali.
La decisione della giunta regionale
Di fronte alla pressione crescente, la giunta regionale ha deciso di sospendere la caccia per le quattro specie interessate, spiegando che la decisione è stata presa considerando “la valenza ambientale della disciplina” e gli interessi pubblici in gioco. Tale misura sarà valida “in attesa di ulteriori approfondimenti”.
Inizialmente, il calendario venatorio prevedeva la chiusura per queste specie entro il 30 gennaio, ma lo stop anticipato ha acceso un dibattito acceso tra cacciatori e ambientalisti. Sebbene i fucili siano stati messi a tacere, la vicenda continuerà nelle aule di tribunale, con ulteriori sviluppi legali già all’orizzonte.
La sospensione della caccia in Umbria per queste quattro specie rappresenta un punto critico nell’annosa disputa tra la tutela ambientale e gli interessi venatori. Sarà il prosieguo del confronto giudiziario a stabilire il futuro di queste pratiche nella regione.