Omicidio Piampiano: richiesta di rinvio a giudizio per Piero Fabbri

Due anni dopo la morte di Davide Piampiano, il caso approda in udienza preliminare. La procura di Firenze accusa Fabbri di omicidio colposo, ma i legali della famiglia chiedono il riconoscimento del dolo eventuale.

La tragica vicenda della morte di Davide Piampiano, giovane di 24 anni ucciso durante una battuta di caccia al cinghiale sul Monte Subasio, entra ora in una nuova fase giudiziaria. La procura di Firenze ha presentato richiesta di rinvio a giudizio per Piero Fabbri, il compagno di caccia che ha esploso il colpo mortale. L’accusa formulata dalla procura è quella di omicidio colposo con previsione dell’evento, ma questa qualificazione non soddisfa i legali della famiglia Pianpiano.

La posizione della famiglia: “Non omicidio colposo, ma dolo eventuale”

Gli avvocati della famiglia Pianpiano, Franco Matarangolo, Giovanni Flora e Francesco Maresca, contestano l’imputazione proposta dalla procura. “Gli elementi tecnici emersi durante le indagini, soprattutto a seguito delle varie perizie, farebbero configurare l’ipotesi dell’omicidio volontario, nella forma del dolo eventuale,” affermano i legali.

Secondo questa tesi, Fabbri, nel momento in cui ha sparato il colpo che avrebbe dovuto colpire un cinghiale, avrebbe accettato consapevolmente il rischio di ferire o uccidere il compagno. Un comportamento che, secondo i rappresentanti legali della famiglia, andrebbe oltre la semplice negligenza o imprudenza e richiederebbe un processo per omicidio volontario.

“Ci batteremo ancora per questa tesi nel corso dell’udienza preliminare,” assicurano gli avvocati, decisi a chiedere al giudice per l’udienza preliminare (GIP) una rivalutazione del capo d’accusa.

La posizione di Fabbri: nessuna memoria, in attesa dell’udienza

Dall’altra parte, Piero Fabbri, assistito dal suo legale Luca Maori, non ha presentato memorie difensive né richiesto di essere ascoltato. Il 57enne attende da uomo libero la fissazione dell’udienza preliminare, nella quale verrà stabilito se dovrà affrontare o meno un processo.

Un caso complesso e controverso

La morte di Davide Pianpiano, avvenuta due anni fa durante una battuta di caccia, ha sollevato molte domande fin dal principio. Le indagini condotte dagli inquirenti e le perizie tecniche hanno fatto luce sulle dinamiche dell’incidente, ma rimane aperto il dibattito sulla qualificazione giuridica del reato.

Il capo d’imputazione attuale, omicidio colposo con previsione dell’evento, si basa sull’idea che Fabbri abbia agito con imprudenza, prevedendo la possibilità di colpire il compagno ma confidando che ciò non sarebbe accaduto. Tuttavia, per i legali della famiglia Pianpiano, questa impostazione sottovaluta la gravità dell’azione e l’accettazione del rischio da parte di Fabbri.

Se il GIP accoglierà la tesi del dolo eventuale, il procedimento giudiziario potrebbe prendere una piega diversa, con accuse più gravi e una possibile condanna più severa in caso di colpevolezza.

L’udienza preliminare sarà cruciale per decidere il futuro del caso. Sarà in questa sede che il giudice valuterà se Fabbri dovrà affrontare un processo e, eventualmente, con quale accusa.

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