Si sono conclusi in pochi minuti gli interrogatori di garanzia per i quattro giovani arrestati la vigilia di Natale con l’accusa di aver creato un’organizzazione jihadista. Tra gli indagati figurano una 22enne e il fratello 19enne, entrambi di origine pakistana e residenti nella zona Bolognina, una 18enne di origine algerina residente a Spoleto e un 36enne di origine turca residente a Monfalcone.
Le accuse e gli interrogatori
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Bologna e condotta dai carabinieri del Ros, ha portato alla luce un presunto coinvolgimento degli indagati in attività legate all’estremismo islamico. I quattro sono sospettati di aver costituito una cellula chiamata ‘Da’wa’ Italia, finalizzata alla propaganda jihadista.
Durante gli interrogatori di garanzia, svoltisi davanti al gip Letizio Magliaro, i fratelli di origine pakistana hanno rilasciato dichiarazioni spontanee, scegliendo tuttavia di non rispondere alle domande del magistrato. Un comportamento analogo è stato adottato dagli altri due indagati: la giovane algerina e il cittadino turco, collegati in videoconferenza dalle carceri di Perugia e Gorizia.
La posizione degli indagati
La difesa della 18enne algerina, rappresentata dall’avvocato Sabrina Montioni, ha sottolineato che molti dei reati contestati risalgono al periodo in cui l’indagata era ancora minorenne. Nonostante questa osservazione, tutti e quattro gli arrestati rimarranno in carcere per il momento, in attesa di ulteriori sviluppi investigativi.
Le indagini e il contesto
L’operazione rappresenta un importante tassello nella lotta al terrorismo in Italia. L’accusa principale riguarda la promozione di ideologie estremiste e la presunta organizzazione di attività jihadiste sul territorio nazionale. Le autorità stanno approfondendo le dinamiche interne al gruppo per chiarire i ruoli dei singoli membri e le eventuali connessioni con reti internazionali.