I carabinieri del Ros hanno arrestato cinque giovani di origine straniera, sospettati di appartenere a un’associazione terroristica volta alla promozione, al consolidamento e al rafforzamento di Al Qaeda e dello Stato Islamico. Le misure cautelari sono state eseguite in diverse città italiane: Perugia, Bologna, Milano e Udine.
L’indagine, che ha portato a questo risultato, è stata diretta dalla Procura di Bologna in collaborazione con la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo. Ulteriori dettagli sull’operazione saranno comunicati nelle prossime ore dalla stessa Procura emiliana.
L’attività investigativa ha permesso di individuare una rete attiva sul territorio italiano, composta da giovani che, secondo le autorità, avrebbero avuto un ruolo chiave nel sostenere le attività di propaganda e reclutamento per le organizzazioni terroristiche.
La persona arrestata in Umbria, è una ragazza diciottenne spoletina di origini algerineche, quanto si è appreso dai carabinieri del comando provinciale di Perugia, risiede da tempo nella città umbra con la sua famiglia. La ragazza, dice l’arma, avrebbe creato insieme ad una coetanea nata e cresciuta a Bologna, di origine pakistana avrebbe formato un gruppo a sé stante dedito alla propaganda e denominato appunto “Da’wa”, che in arabo significa “chiamata”, intesa nella sua accezione di invocazione ad abbracciare la “giusta” versione dell’Islam
La vicenda
I carabinieri in una nota spiegano le caratteristiche della vicenda. Quattro degli indagati sono accusati di avere costituito un’associazione terroristica d’ispirazione salafita – jihadista declinata in chiave takfirista, denominata “Da’wa Italia” per mezzo della quale ponevano in essere condotte strumentali alla promozione, al consolidamento ed al rafforzamento delle formazioni terroristiche denominate “Al Qaeda” e “Stato Islamico”.
In particolare, attraverso la propaganda di contenuti jihadisti e al reclutamento di nuovi adepti alla causa, si sono dimostrati pronti a raggiungere i territori controllati dalle milizie jihadiste in Africa e Siria, circostanza che si sarebbe già concretizzata per uno dei sodali, il quale avrebbe abbandonato il territorio nazionale per recarsi nel corno d’Africa prima dell’emissione del provvedimento cautelare eseguito in data odierna.
Per quanto riguarda il quinto giovane, fratello della principale indagata del gruppo, si ipotizza nei suoi confronti l’avvio di un processo di radicalizzazione proprio sotto l’egida della sorella, e a suo carico l’Autorità Giudiziaria contesta l’ipotesi dell’addestramento finalizzato a un possibile arruolamento nell’ambito di organizzazioni terroristiche jihadiste. Tutti i soggetti avrebbero operato sul territorio nazionale, attraverso la rete internet.
L’inchiesta, rivelatasi complessa e articolata e condotta mediante l’importante coordinamento della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, è stata avviata nel settembre 2023, partendo dall’azione di monitoraggio sui circuiti radicali di matrice jihadista, con particolare attenzione alla diffusione di contenuti di propaganda attraverso la rete, ormai divenuto formidabile strumento per avvicinare e fidelizzare soprattutto giovani di seconda generazione con un background migratorio o ragazzi italiani in cerca di una chiara identità e che più di altri subiscono la fascinazione della retorica jihadista globale.
Gli altri partecipi al sodalizio sono un giovane cresciuto a Milano che si ritiene essersi unito alle milizie jihadiste operanti in Corno d’Africa e di un altro di origine turca, da molti anni residente tra le provincie di Gorizia e Udine dove risultava ben inserito nel tessuto socio-economico della zona.
L’indagine, definita articolata e complessa, ha permesso di monitorare un preoccupante avanzamento nelle intenzioni del gruppo, pronto a superare la semplice propaganda per coinvolgere nuovi membri e avvicinarsi a territori controllati dalle milizie jihadiste. Tra gli indagati, emergono profili diversi, come un giovane cresciuto a Milano, ritenuto già affiliato a formazioni jihadiste in Africa, e un cittadino di origine turca ben integrato nella zona tra Gorizia e Udine.
Nel corso delle indagini è stato possibile assistere ad una rapida e per questo preoccupante evoluzione nelle intenzioni degli indagati di non limitare il loro impegno alla sola propaganda di contenuti jihadisti ma di ampliare il raggio d’azione verso nuovi soggetti (è il caso del fratello minore della principale indagata) oltre a ricercare contatti al difuori del territorio italiano per cercare di raggiungere ei territori controllati dalle milizie jihadiste.