Un caso di malasanità del 2014 si conclude con un risarcimento e un procedimento contro tre medici. Ne dà notizia Il Messaggero.
Nel 2014, una donna si presentò al pronto soccorso dell’ospedale di Perugia con vomito e dolori addominali. Con un’anamnesi complessa, tra cui un rene asportato e uno stent per un aneurisma, avrebbe richiesto maggiore attenzione diagnostica. Tuttavia, la prima dottoressa diagnosticò una diverticolite acuta, ignorando la raccomandazione dell’ecografista di approfondire con un esame ecodoppler. La diagnosi venne confermata dai medici successivi fino alla mattina successiva, quando l’esame doppler evidenziò l’occlusione dello stent. Il ritardo diagnostico causò una necrosi irreversibile del rene sinistro, obbligando la paziente alla dialisi permanente.
Secondo una consulenza tecnica, la paziente sarebbe comunque dovuta entrare in dialisi, ma l’errore accelerò di quattro anni l’inizio del trattamento. Nel 2017, la donna ricevette un risarcimento di 130mila euro dall’Azienda ospedaliera. La Corte dei conti ha poi stabilito un danno erariale da parte dei tre medici coinvolti, attribuendo la responsabilità in proporzioni diverse.
Ai medici sono stati contestati rispettivamente 65mila, 52mila e 13mila euro di danno. Tuttavia, scegliendo il rito abbreviato, i professionisti hanno ottenuto una riduzione del 40%, versando complessivamente 52mila euro alla Regione Umbria. Il procedimento si è chiuso con il pagamento delle spese legali.
Questo caso evidenzia l’importanza di seguire scrupolosamente le indicazioni diagnostiche per evitare conseguenze gravi. La mancata esecuzione dell’esame ecodoppler nel 2014 ha comportato non solo un danno fisico irreparabile per la paziente, ma anche un significativo esborso economico per l’azienda ospedaliera e per i medici coinvolti.