Dopo mesi di fuga, Salvatore Roberto Perricciolo è stato arrestato a Capodistria, in Slovenia, chiudendo così la latitanza dell’ultimo membro di un’organizzazione criminale transnazionale. Condannato a 21 anni di reclusione, Perricciolo si era nascosto alla vigilia della sentenza definitiva della Corte di Cassazione, emessa il 13 febbraio scorso. Le autorità italiane, in collaborazione con le forze di polizia slovene, lo hanno rintracciato grazie a un’indagine internazionale complessa, culminata nella sua cattura.
L’arresto è il risultato di un’operazione di intelligence internazionale che ha coinvolto vari Paesi europei. Coordinata dal Procuratore Generale di Perugia, con il supporto di diversi reparti speciali dei Carabinieri, l’indagine ha richiesto l’uso di intercettazioni telefoniche, pedinamenti e l’analisi di numerosi tabulati. Essenziale è stata la collaborazione con le autorità slovene e organismi europei come Eurojust e S.I.R.E.NE, che hanno facilitato lo scambio di informazioni per individuare il latitante.
Salvatore Roberto Perricciolo, di origine calabrese, era residente nel fermano e al vertice di un’organizzazione dedita al traffico di cocaina nelle Marche. La sua attività criminale non si limitava alla droga, ma comprendeva anche rapine, estorsioni, sequestro di persona e illecita detenzione di armi. Tra i reati contestati vi sono anche falsificazioni documentali per l’acquisizione illegale di autovetture, truffe e appropriazioni indebite. È stato anche coinvolto in atti di violenza privata, con episodi in cui è stato trovato in possesso di armi da fuoco in luoghi pubblici.
L’arresto in Slovenia è stato possibile grazie a un’indagine avviata subito dopo la sua fuga. Gli inquirenti hanno utilizzato una vasta gamma di tecniche investigative, tra cui intercettazioni ambientali e telefoniche, che hanno consentito di tracciare i movimenti di Perricciolo e individuarlo nel Paese balcanico. L’operazione ha visto anche la collaborazione della Procura della Repubblica di Fermo, che sta conducendo ulteriori indagini su altri reati a lui attribuiti.
Nel frattempo, nel luglio scorso, le autorità hanno confiscato beni per un valore di oltre 120.000 euro, riconducibili a Perricciolo. Questo sequestro, effettuato dalla Guardia di Finanza su ordine della Corte d’Appello di Perugia, è stato il risultato di un’indagine finanziaria che ha evidenziato una discrepanza significativa tra i redditi dichiarati e il tenore di vita del criminale e della sua famiglia. I beni confiscati rappresentano solo una parte del patrimonio accumulato attraverso attività illecite.
Perricciolo è ora in attesa di estradizione in Italia, dove dovrà scontare la pena residua di circa 15 anni comminatagli proprprio dalla procura di Perugia nell’ottobre 2022, con la sentenza che è stata confermata in Cassazione ed è quindi diventata definitiva.. Si attende ora l’estradizione.