Piano cinghiali, Confagricoltura Umbria dice no: “Problematico e inadeguato”

Il Piano Straordinario 2023-2028, guidato dal Commissario Straordinario alla Peste Suina Africana Vincenzo Caputo, mira al contenimento della popolazione di cinghiali (Sus scrofa) in Italia. In Umbria, il piano prevede l’abbattimento di 44.000 cinghiali ogni anno per prevenire danni all’agricoltura e incidenti stradali, oltre a contrastare la diffusione della peste suina africana.

Il piano umbro prevede la seguente ripartizione annuale degli abbattimenti: 24.000 cinghiali in caccia collettiva e singola, 10.000 in caccia di selezione e 10.000 in controllo. Tuttavia, permangono criticità gestionali, organizzative e normative che limitano l’efficacia delle operazioni.

Confagricoltura Umbria ha avanzato diverse proposte alla Regione per migliorare l’attuazione del piano. Tra queste, ridefinire le aree vocate e non vocate in aree a gestione conservativa e aree di rimozione. Nelle aree agricole, dove si punta all’eradicazione dei cinghiali, la gestione dovrebbe essere affidata a operatori specializzati, come previsto dalla Legge 157/92.

Altre proposte includono la rotazione dei settori di caccia, prolungare l’orario della caccia di selezione fino alla mezzanotte e normare la caccia in girata, una tecnica selettiva compatibile con la conservazione della fauna. Confagricoltura Umbria sottolinea anche la necessità di quantificare la popolazione di cinghiali attraverso tecniche moderne e ditte esterne per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Il presidente di Confagricoltura Umbria, Fabio Rossi, sottolinea: ““Se è vero che i 44.000 capi previsti dal Piano siano di fatto doppi rispetto agli abbattimenti dichiarati degli ultimi anni, è altrettanto vero che i capi realmente abbattuti negli anni passati sono molto superiori rispetto a quelli dichiarati, per cui l’obiettivo dei 44.000 capi rischia di essere di nuovo inadeguato alla riduzione della popolazione esistente”.

“È apprezzabile, poi, il prolungamento del periodo della caccia collettiva, ma – prosegue Rossi – è opportuno che l’inizio vada fissato al 1° ottobre con termine al 31 gennaio, sia per limitare i danni alle colture presenti in campo ancora in ottobre come vite, mais, tabacco, nocciolo, sia per limitare al massimo la sovrapposizione con la caccia di selezione”.

 

Confagricoltura Umbria richiede una maggiore vigilanza per reprimere atti intimidatori tra cacciatori e prevenire conflitti. Inoltre, è fondamentale costruire un quadro normativo e organizzativo adeguato per la gestione delle carni di selvaggina, garantendo un utilizzo salubre e consapevole da parte dei consumatori.

La riduzione del numero di cinghiali è essenziale anche per prevenire l’insorgenza e la diffusione della peste suina africana, che potrebbe causare gravi danni economici al settore zootecnico e limitare la fruizione del territorio. In alcune aree del Nord Italia, dove la circolazione del virus è elevata, le ripercussioni sono già evidenti.

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