L’Italia è ancora fortemente dipendente dai combustibili fossili, in particolare il gas metano, le cui emissioni dirette sono fino a 86 volte più climalteranti della CO₂ su un arco di 20 anni. Con l’obiettivo di sensibilizzare sui rischi e gli sprechi legati all’uso di gas fossile e di opporsi alla costruzione di nuove infrastrutture fossili in Umbria, la campagna “C’è puzza di Gas” di Legambiente, supportata da Clean Air Task Force (CATF), fa tappa a Foligno.
Il progetto del Gasdotto Dorsale della Linea Adriatica SNAM, un’infrastruttura di 689 km da Massafra (Puglia) a Minerbio (Emilia-Romagna), attraverserebbe l’Umbria per oltre 100 km. La costruzione, prevista entro il 2027, costerebbe 2,5 miliardi di euro, finanziati in parte dal Repower EU e in parte dalle bollette dei cittadini. Legambiente sottolinea che il gasdotto è inutile, considerando che l’Italia ha quasi raggiunto gli obiettivi di riduzione dei consumi di gas previsti al 2030, con un calo del 20% rispetto al 2021. Inoltre, un gasdotto ha una vita media di 40-50 anni, rischiando di vincolare l’Italia al gas fossile ben oltre il 2050, in contrasto con gli obiettivi climatici.
Martina Palmisano, vice direttrice di Legambiente, dichiara che il progetto del gasdotto non risponde alle esigenze energetiche del Paese e sottopone il territorio umbro a inutili rischi. “Il progetto del gasdotto non solo non risponde alle presenti e future esigenze energetiche della regione e del Paese,” afferma Palmisano, “ma sottopone il nostro prezioso territorio a impatti e rischi rendendolo di fatto una servitù di passaggio per interessi economici che ci allontanano da quelli urgenti di sostenibilità ambientale.”
L’unica funzione del gasdotto sarebbe l’esportazione del gas importato da Nord Africa e Medio Oriente verso il nord Europa. Questo non tiene conto della riduzione dei consumi degli altri Paesi UE e rappresenta un enorme rischio per il clima. Inoltre, se il gasdotto rimanesse inutilizzato, i costi del mancato guadagno ricadrebbero sulle bollette dei cittadini, come evidenziato da ENI nelle considerazioni sul piano decennale SNAM del 2019-2020.
Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente, afferma che per rispettare gli impegni dell’accordo di Parigi è necessario evitare nuove infrastrutture a fonti fossili. “Per contrastare la crisi climatica e rispettare gli impegni dell’accordo di Parigi,” dichiara Eroe, “è necessario che l’Italia eviti la realizzazione di nuove infrastrutture a fonti fossili e firmi nuovi accordi legati alle estrazioni e importazioni, puntando invece sulla decarbonizzazione del sistema energetico entro il 2035.”
Secondo Legambiente, ul regolamento europeo sulle emissioni di metano, in fase di approvazione definitiva, rappresenta un passo avanti ma presenta tempistiche troppo dilatate.” L’introduzione degli standard necessari sulle importazioni di gas potrebbe garantire un risparmio significativo e ridurre le emissioni globali. Tuttavia, il diffuso ricorso alle eccezioni e l’intenzione di scaricare i costi sull’implementazione del regolamento sulla cittadinanza rappresentano critiche significative”, concludono