Durante il primo lockdown, una donna di 56 anni ha vissuto un incubo a causa del suo coinquilino, che l’ha minacciata con un coltello e violentata. Il 43enne è stato condannato a 5 anni di reclusione dal primo collegio, presieduto da Carla Maria Giangamboni, per minacce, lesioni aggravate e violenza sessuale. La procura aveva chiesto 4 anni, ma i giudici hanno ritenuto gli episodi più gravi, avvenuti tra marzo e aprile 2020 nell’appartamento di Perugia che i due, di origine romena, condividevano da pochi mesi. Ne dà notizia Il Messaggero
La convivenza iniziata a gennaio 2020 si è rapidamente trasformata in un incubo per la donna, che considerava l’uomo quasi come un figlio. Il 14 marzo, con il lockdown appena iniziato, l’uomo, ubriaco, ha iniziato a compiere gesti intimidatori e violenti, procurandosi ferite superficiali e puntando un coltello alla gola della donna. La vittima, terrorizzata, si è chiusa a chiave in camera e ha chiamato ripetutamente il 113.
Un mese dopo, il 14 aprile, il 43enne, apparentemente mosso dalla rabbia per essere stato intimato a lasciare l’appartamento, ha ulteriormente aggravato la situazione. Ha afferrato un coltello da cucina, minacciando di uccidere tutti e compiendo gesti autolesionistici. La situazione è degenerata in serata, quando ha costretto la donna a subire tre rapporti sessuali contro la sua volontà, con violenza fisica e minacce. Tra le 19.30 e le 21.00, l’appartamento si è trasformato in una prigione e un luogo di tortura per la vittima.
La donna è riuscita a scappare e a chiedere aiuto, raccontando tutto alla sorella del proprietario e a un’amica che le ha offerto rifugio. Alla fine la vittima ha ottenuto dalla corte il pagamento delle spese processuali e una provvisionale di 5mila euro. Il giudice civile dovrà ora quantificare i danni. Nel frattempo, è probabile che il 43enne proponga appello all’uscita delle motivazioni della sentenza.