L’Umbria emerge come u esempio virtuoso nella gestione e nella riconversione dei beni sottratti alle organizzazioni mafiose, nonostante non sia tra le regioni più colpite da questo fenomeno. Al 1 aprile 2024, l’Umbria conta 48 immobili e 3 aziende confiscate che hanno iniziato un nuovo percorso di vita, contribuendo al benessere e alle opportunità dei territori locali. Questi dati sono stati resi noti dal Sole 24 Ore, che ha esaminato gli aggiornamenti forniti dall’agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), che ha il compito di individuare le nuove destinazioni di questi immobili
A livello nazionale, si registra una diminuzione del numero di beni confiscati: “Al 1° aprile 2024, risultano 22.451 tra immobili e aziende, per un valore che secondo alcune stime, si aggira intorno ai 2 miliardi,” riporta il Sole 24 Ore. La Sicilia detiene il 38% delle proprietà immobiliari, seguita da Campania e Calabria. L’Umbria, pur con un numero minore, dimostra un impegno significativo nella lotta alla criminalità organizzata e nella valorizzazione sociale dei beni confiscati.
La maggior parte dei beni viene assegnata agli enti territoriali per trasformarsi in luoghi di aggregazione, di socialità o come risorse contro le vulnerabilità sociali.
Nel 2023, a livello nazionale 2.292 proprietà sono state destinate agli enti territoriali per uso sociale, dimostrando un impegno crescente nella riassegnazione dei beni confiscati. Questi spaziano da progetti del terzo settore a soluzioni abitative per l’emergenza, da strutture per l’agricoltura e il verde pubblico a case famiglia e centri di contrasto al disagio sociale.
Tra le aziende confiscate, “2.078 sono state poste in liquidazione, 140 vendute, quattro affittate e una ceduta gratuitamente,” continua il rapporto. Tuttavia, l’Anbsc sottolinea che il 68% delle aziende in gestione è considerato una “scatola vuota”, senza attività operativa o prospettive di riattivazione. Solo il 5% circa risulta attivo sul mercato.