La sanità umbra si trova a un bivio, e Davide Baiocco, candidato sindaco per Perugia di Alternativa Popolare, in una nota, non nasconde la sua preoccupazione per lo stato attuale, definito come il risultato di “anni di malgoverno, prima della sinistra e ora della destra”. Baiocco sciorina le sue proposte per riformare il settore, sottolineando che “non sono tutte azioni che il futuro sindaco di Perugia potrà fare da solo”, ma promette che, se eletto, “mi impegnerò, soprattutto a Roma, per portare a casa i seguenti tre risultati”.
In primis, Baiocco punta a “sbiurocratizzare il lavoro dei medici di famiglia”. Ricorda come, “Quando ero bambino, il mio medico veniva a casa dei miei genitori per visitarmi”. Sostiene che una maggiore presenza dei medici di famiglia sul territorio sia fondamentale per la prevenzione. “Quindi: togliamo i medici di famiglia dalle loro scrivanie e rimettiamoli in circolazione sul territorio, affinché possano – realmente – venire a visitarci a casa come un tempo”, propone, sottolineando come questo approccio possa ridurre i costi del sistema sanitario.
Il secondo punto riguarda l’abolizione del “numero chiuso” per accedere alla facoltà di medicina. “Gli studenti devono essere lasciati liberi di iscriversi”, argomenta Baiocco, criticando i test d’ingresso attuali per le loro “domande astruse”. “Riteniamo che solo con un maggior numero di medici a disposizione si possa contrastare quella carenza di medici stessi che attualmente si registra”, afferma, denunciando la forzata “migrazione” sanitaria che ne deriva.
La discussione si estende poi alle disparità salariali tra i medici, che secondo Baiocco favoriscono una “concorrenza sleale” tra le regioni. Citando il caso di un noto ortopedico, Ermanno Trinchese, costretto a lasciare l’Umbria, Baiocco rileva come “un medico d’eccellenza” sia stato svalutato dalla direzione aziendale, una situazione che evidenzia il divario tra Nord e Centro-sud.
Concludendo, Baiocco attacca le politiche sanitarie dei partiti di destra, accusandoli di aver “distrutto quella qualità in campo medico che la nostra regione un tempo deteneva”. Propone di “affidarsi ai nostri migliori professori universitari” e di “confrontarsi con esperti” per una sanità che guardi al futuro, mirando a un sistema “più equo, inclusivo ed efficace”.