Un giovane di 25 anni di Assisi, precedentemente agli arresti domiciliari ad aprile per accuse di stalking, diffamazione e revenge porn, è stato condannato a due anni e dieci mesi di reclusione, pena convertibile in lavori socialmente utili, oltre a un risarcimento di 10.000 euro alla sua ex fidanzata. La sentenza è stata emessa con rito abbreviato.
La vicenda ha avuto al centro una giovane donna che ha denunciato di essere stata vittima di una “vendetta atroce” da parte dell’ex compagno.In particolare, al giovane viene contestata la diffusione non autorizzata di immagini e video sessualmente espliciti, in quello che si configura come un chiaro caso di revenge porn.
Durante i sei anni di relazione, tutto sembrava procedere normalmente, ma è stato dopo la fine del rapporto che l’incubo ha avuto inizio per la vittima. Profili falsi e gruppi sui social network dedicati a diffamare la sua immagine, insieme alla pubblicazione di contenuti espliciti abbinati al suo numero di telefono, hanno costretto la giovane a intraprendere un percorso terapeutico per superare angoscia e insonnia.
Nonostante la difesa dell’imputato abbia sostenuto la sua innocenza, attribuendo le accuse a un presunto “gruppo criminale” interessato alle vicende sentimentali della coppia, la procura ha contestato tali affermazioni, includendo anche l’accusa di simulazione di reato. La sentenza è stata giudicata troppo mite dalla difesa della donna, sottolineando l’ascesa del fenomeno revenge porn e come una sentenza così ridotta porti con sè un messaggio scoraggiante alle vittime di tali reati: denunciare, dice la difesa, può sembrare inutile di fronte a condanne percepite come insufficienti. Soprattutto in considerazione di chi per questa causa si è tolta la vita.