In Umbria, la ricerca di personale qualificato in competenze digitali avanzate si rivela un ostacolo significativo per le imprese artigiane. Un recente studio, basato su dati Unioncamere e Istat, sottolinea una realtà preoccupante: nel 2023, quasi il 64% delle posizioni lavorative richieste dalle PMI della regione rimane difficile da coprire. Questa percentuale posiziona l’Umbria tra le prime tre regioni italiane per difficoltà di reperimento, preceduta solo da Trentino e Friuli.
La situazione nazionale mostra una media del 55%, un dato che, seppur inferiore, riflette una problematica estesa a tutto il paese. Le cifre diventano ancora più allarmanti quando si parla di specifiche competenze digitali: per le abilità di base, il 54,6% delle assunzioni risulta complesso, percentuale che aumenta al 60,3% per le competenze in linguaggi e metodi matematici e informatici.
L’artigianato umbro, con oltre 47 mila addetti, emerge come un settore chiave dell’economia regionale, ma anche come uno dei più colpiti dalla carenza di personale qualificato. Le competenze digitali avanzate risultano le più difficili da trovare, con una percentuale che raggiunge il 75,5%, ben al di sopra della media nazionale.
In Italia, l’intelligenza artificiale trova applicazione in diversi ambiti delle piccole imprese, dalla sicurezza informatica all’ottimizzazione energetica, dalla gestione dei rifiuti alla robotica. Tuttavia, la mancanza di personale qualificato rappresenta il principale ostacolo per il 58,1% delle PMI italiane, un problema più grave rispetto a burocrazia, accesso al credito e concorrenza sleale.
Per affrontare questa emergenza, le imprese italiane hanno avviato collaborazioni con istituti tecnici e professionali, cercando di colmare il gap formativo. Marco Granelli, presidente di Confartigianato, sottolinea l’urgenza di politiche formative adeguate per non rimanere esclusi dalle opportunità di occupazione generate dall’IA e per mantenere la competitività del made in Italy.