La Corte di Appello ha confermato la condanna di due anni e quattro mesi di reclusione nei confronti di una donna accusata di estorsione. La vicenda si svolge intorno a un episodio di sesso consensuale seguito da richieste di denaro, sotto la minaccia di una denuncia per violenza sessuale e per aver avuto un rapporto con una presunta minorenne.
La sentenza si basa su diversi elementi chiave: il racconto della vittima, la testimonianza di un tassista che aveva assistito all’incontro tra i due e il ritrovamento di banconote con numeri seriali consecutivi in possesso dell’imputata, tutte evidenze che hanno contribuito a delineare un quadro di colpevolezza.
La vittima, che non si è costituita parte civile nel processo, ha descritto un incontro in cui si era svolto un rapporto sessuale consensiente. Successivamente, sarebbero iniziate le richieste di denaro da parte dell’imputata, che minacciava di denunciare l’uomo per violenza sessuale, adducendo di essere minorenne.
Ad aggiungere un tassello importante alla ricostruzione dei fatti è stata la testimonianza di un tassista, il quale ha confermato di aver accompagnato la donna al luogo dell’appuntamento e di averli visti salutarsi e allontanarsi insieme, supportando così la versione degli eventi fornita dalla vittima.
Il particolare delle banconote trovate indosso alla donna, con numeri seriali segnati dalla vittima prima della consegna, ha fornito una prova tangibile del tentativo di estorsione. Questa somma, “significativamente costituita da banconote con numeri seriali consecutivi”, come sottolineato dai giudici, è stata ritrovata indosso all’imputata che non ha fornito spiegazioni plausibili sulla sua provenienza.
La condanna, che include anche una multa di 600 euro, pone quindi fine a una vicenda giudiziaria complessa.
Una risposta