Arrivato nella stanza del carcere di Lecce per l’interrogatorio, “ricordo la disposizione dei presenti: c’era una signora al centro che era il pm, alla sua destra il tenente dei carabinieri di San Vito dei Normanni, l’avvocato d’ufficio e altre persone di cui non ricordo bene. Ero seduto davanti al pm e tenevo sotto controllo il tenente per capire se mi trovavo ad una distanza sufficiente per poter agire contro il pm tagliandogli la giugulare senza essere bloccato”. E’ il racconto choc dell’aspirante finto ‘pentito’ Pancrazio Carrino, di 42 anni, che in sei pagine di verbale raccolte nel carcere di Terni dalla Procura umbra ha confessato di aver escogitato un piano per uccidere durante l’interrogatorio del 31 luglio scorso la pm della Dda di Lecce Carmen Ruggiero, che lo aveva fatto arrestare pochi giorni prima.
Il piano fallì perché il tenente dei carabinieri si insospettì e tolse, all’uscita dal bagno, l’arma che Carrino nascondeva negli slip. Dall’estate scorsa la pm Ruggiero è sotto tutela assieme alla gip Francesca Mariano che firmò i 22 provvedimenti restrittivi a carico del clan Lamendola-Cantanna. Alla giudice Mariano nei giorni scorsi è stata assegnata una scorta con auto blindata dopo che le è stata lasciata sotto casa una testa di capretto con un coltello conficcato. “La mia vera intenzione – mette a verbale Carrino il 23 ottobre scorso – era di tagliare la gola al pubblico ministero che si sarebbe presentato per dare seguito alla mia richiesta di collaborazione”.
Il racconto di Carrino è talmente lucido da sembrare la scenografia di una serie tv: “Mi preparo un pezzo di ceramica del bordo interno del water della cella d’isolamento, e lo avvolgo in una busta nera di plastica della spazzatura. Era il periodo che assumevo in dosi eccessive i farmaci (sedativi, ndr)”. Il giorno dell’interrogatorio con il pm Ruggiero – aggiunge – “andai in bagno, dove mi infilai nel retto il pezzo di ceramica imbustato, al fine di non farlo trovare in caso di perquisizione, che infatti fu eseguita, ma il pezzo di ceramica non fu trovato”.
Arrivato nella stanza il detenuto si rende conto della disposizione dei presenti, valuta la distanza tra sé, il pm e il tenente dei carabinieri per capire se si trovava “ad una distanza sufficiente per poter agire contro il pm tagliandogli la giugulare senza essere bloccato”. Quindi, chiede di andare al bagno per poter estrarre il pezzo di ceramica. “Mi venne concesso – aggiunge – e fui accompagnato da un agente di polizia penitenziaria. Estrassi il pezzo di ceramica che poi riposi nella parte alta degli slip per essere pronto all’uso. Ricordo che dopo essere uscito dal bagno mi sono trovato in una stanza, da solo, diversa da quella dove ero in precedenza, dove è entrato il tenente di San Vito dei Normanni che mi ha trovato il pezzo di ceramica in mano e me lo ha tolto. Il tenente mi ha detto ‘che ci fai con questa cosa in mano?’. Se fossi stato lucido quel giorno, come lo sono adesso, Carmen Ruggiero sarebbe già storia”.