Il recente sviluppo giudiziario riguardante il fallimento di una farmacia situata nella zona del Tifernate ha portato a un rinvio a giudizio e due patteggiamenti. In particolare, il giudice Natalia Giubilei ha presieduto i patteggiamenti di due ex amministratori dell’attività, rispettivamente di 64 anni, originario di Viterbo, e di 65 anni, pugliese residente a Perugia, condannati a due anni e 20 mesi di reclusione. Il processo per un terzo imputato, un folignate di 56 anni, non accusato di bancarotta ma di riciclaggio, inizierà il 17 settembre 2024 presso il tribunale di Perugia.
Secondo le indagini, i due amministratori avrebbero gestito in modo irregolare e incompleto la documentazione contabile della farmacia, mancando dettagli cruciali come i nominativi di clienti e fornitori, le partite passive da liquidare e il magazzino. L’accusa sostiene che abbiano aggravato la situazione finanziaria evitando di dichiarare il fallimento dell’attività, nonostante la crisi fosse evidente già dal 2015, con perdite di 580 mila euro e un patrimonio netto ridotto a -1,5 milioni di euro.
Il pm Massimo Casucci ha sottolineato che, nonostante lo stato di crisi, l’attività proseguiva, accumulando perdite fino a 2,6 milioni di euro fino alla dichiarazione di fallimento. Inoltre, nel 2017, gli imputati avrebbero presentato una richiesta di concordato preventivo per ritardare ulteriormente il fallimento, caricando sulla società debiti per oltre 100 mila euro relativi a spese legali e consulenze.
Gli ex amministratori sono inoltre accusati di aver distratto 146 mila euro in contanti o per uso personale. In particolare, il viterbese avrebbe venduto un’auto da corsa Alfa Romeo Dtm Martini per 420 mila euro, depositando il ricavato sul proprio conto corrente e successivamente emettendo assegni circolari a proprio nome, al fine di sottrarre queste somme ai creditori e all’Erario.
Riguardo al terzo imputato, le indagini della Procura sostengono che abbia trasferito somme di denaro per un importo superiore ai 90 mila euro, ostacolando così l’identificazione della provenienza illecita dei fondi.