Amanda Knox ha espresso sui suoi canali social il desiderio di tornare in Italia, dove è stata detenuta presso il carcere di Capanne e poi assolta per l’omicidio di Meredith Kercher. L’ex studentessa americana, oggi madre di due bambini, ha sottolineato che non ha “paura di tornare in Italia e di prendere posizione”, ma si dichiara invece “eccitata” all’idea di riabilitare il proprio nome e “ottenere giustizia”.
La vicenda Amanda Knox inizia con il tragico omicidio della studentessa britannica Meredith Kercher, trovata uccisa nel 2007 nella casa di Perugia in cui abitava con Knox. Quest’ultima, insieme al fidanzato dell’epoca, Raffaele Sollecito, fu arrestata e successivamente assolta nel 2015. Knox ha scontato, come Sollecito, quattro anni di reclusione per un crimine che la giustizia italiana ha poi stabilito non essere stato commesso da lei. Unico ad aver scontato la pena Rudy Guede, che ha patteggiato e che recentemente è tornato al centro di un nuovo caso giudiziario.
Knox ha affermato in un recente podcast di voler tornare in Italia per dimostrare la sua innocenza e per insegnare ai suoi figli il valore della difesa della verità e dei propri principi. Questa sua nuova posizione segna un cambiamento rispetto agli anni passati, quando affermò di non sentirsi pronta per un ritorno nel Paese. La Knox è oggi una figura nota e amata sui social media, non tanto per il suo passato, ma per la sua attività come podcaster. Nonostante ciò, permane una certa polarizzazione dell’opinione pubblica, specialmente in Italia, con detrattori che continuano a sollevare dubbi sulla sua vicenda giudiziaria.
Prosegue la battaglia legale
Nonostante l’assoluzione per l’omicidio di Kercher, Amanda Knox ha dovuto affrontare un’altra accusa: quella di aver diffamato Patrick Lumumba, inizialmente indicato da lei come coinvolto nell’omicidio e poi dimostratosi innocente. Per questo reato, Knox fu condannata a tre anni di carcere, ma ha presentato ricorso in appello nel 2019. I suoi avvocati hanno citato una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 2019, che stabilisce la violazione dei diritti di Knox durante i primi interrogatori in Italia, quando non aveva né un avvocato né un interprete. Questo aspetto ha aperto la strada a un possibile nuovo processo, riconosciuto a ottobre 2023 dal tribunale.