Precipitò in un pozzo mentre raccoglieva more: condannati i proprietari del terreno

La Procura di Perugia ha incriminato i due fratelli, proprietari del terreno, per omicidio colposo

Procura di Perugia

In un tragico evento che ha sconvolto la comunità di Tuoro sul Trasimeno, un uomo di 77 anni, di origine albanese, ha perso la vita in un incidente mortale. Il 30 luglio 2018, la vittima, durante una passeggiata mattutina, è entrata accidentalmente in un terreno privato appartenente a due fratelli, attirata dalla vista di more selvatiche. Sfortunatamente, mentre raccoglieva i frutti, è caduta in un pozzo artesiano abbandonato, profondo oltre 4 metri e celato dalla fitta vegetazione.

La famiglia dell’uomo, preoccupata per il suo mancato rientro, ha allertato i Carabinieri. Il corpo è stato successivamente ritrovato dai Vigili del fuoco, giacente sul fondo del pozzo, accanto a un sacchetto di plastica contenente le more raccolte.

In seguito a questo tragico episodio, la Procura di Perugia ha incriminato i due fratelli, proprietari del terreno, per omicidio colposo. Gli avvocati Alessio Pottini e Maria Laura Antonini, difensori dei fratelli, hanno affrontato in tribunale l’accusa. Secondo la Procura, i fratelli, uno disabile e l’altro residente fuori regione, avevano trascurato la manutenzione e la sicurezza del pozzo, che misurava 1 metro e mezzo di diametro e 4 metri e 40 centimetri di profondità, con pareti rivestite in pietra. Nonostante avessero incaricato una persona locale per la manutenzione del terreno e la sorveglianza del cancello, frequentemente violato, l’accusa ha sostenuto che la loro negligenza e imprudenza avevano causato la morte dell’uomo.

La mancanza di una copertura adeguata del pozzo e la negligenza nella rimozione della vegetazione hanno reso il pozzo invisibile e pericoloso. La famiglia della vittima, rappresentata dall’avvocato Marco Cocchi, si è costituita parte civile nel processo, mentre l’avvocato Ulisse Bardani ha assistito il responsabile civile.

Al termine del processo, il giudice ha pronunciato un verdetto misto: il fratello disabile è stato assolto, mentre l’altro è stato condannato a sei mesi di reclusione, con pena sospesa, per omicidio colposo dovuto all’omesso controllo sulla proprietà. Questo caso solleva importanti questioni sulla sicurezza e la responsabilità nella gestione di proprietà private, specialmente in aree rurali dove la natura può celare insidie mortali.

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