Umidità in casa, in Umbria coinvolto un nucleo familiare su otto

La regione si colloca al sedicesimo posto in Italia per abitazioni umide, ma il fenomeno pesa su oltre 111mila residenti tra rischi per la salute e degrado degli edifici

Circa 50mila famiglie umbre, pari a oltre 111mila persone, convivono con problemi di umidità nella propria abitazione. Lo rivela un’analisi condotta da Saint-Gobain Italia su dati ISTAT, pubblicata in questi giorni e riferita alla situazione abitativa della regione. Il fenomeno, che riguarda il 13% dei nuclei familiari umbri – valore comunque inferiore alla media nazionale del 16,3% – si inserisce in un quadro più ampio che tocca la qualità del patrimonio edilizio e il benessere di chi lo abita, in un momento in cui il settore delle costruzioni sta ripensando i propri standard di comfort domestico.

La fotografia regionale

Sul fronte dell’umidità domestica, l’Umbria occupa il sedicesimo posto della classifica nazionale, tra le regioni meno esposte. Al vertice si collocano invece Sardegna (25,7%), Friuli-Venezia Giulia (21%) e Abruzzo (21%). Il quadro umbro si completa con altri tre indicatori di salubrità abitativa: le case con strutture danneggiate riguardano l’8,5% delle famiglie (circa 32mila nuclei), sotto la media nazionale del 12%; quelle con scarsa luminosità il 5% (19mila famiglie); le abitazioni esposte a rumore nella zona di residenza il 9% (34mila famiglie), un dato che colloca la regione al quattordicesimo posto in Italia, lontano dai valori più critici di Campania (18%), Puglia e Lazio (15% entrambe).

Sul dato delle strutture danneggiate e su quello della scarsa luminosità, l’elaborazione segnala una significatività statistica ridotta per l’Umbria; guidano invece queste due classifiche la Provincia di Bolzano, la Sardegna e l’Abruzzo per il primo indicatore, e ancora Bolzano insieme a Friuli-Venezia Giulia e Sicilia per il secondo.

L’impatto sulla salute

Il tema non è solo statistico. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 13% delle asme croniche infantili nei Paesi industrializzati è collegato a un eccesso di umidità negli edifici. Un dato che restituisce concretezza al fenomeno e lo lega direttamente alla qualità della vita di chi abita le case coinvolte.

Chi sono le famiglie più esposte

L’analisi individua anche un profilo demografico preciso. A livello nazionale, l’umidità colpisce soprattutto le famiglie più giovani: tra i nuclei con percettore di reddito principale fino a 35 anni, la quota sale al 18%, quasi due punti sopra la media. Le strutture danneggiate seguono invece una traiettoria opposta, crescendo con l’età del percettore: dal 10% nella fascia 35-44 anni fino al 13% tra gli over 65, segno di un patrimonio edilizio meno manutenuto tra le generazioni più anziane. Emerge inoltre una questione di genere: le famiglie con principale percettore donna risultano più esposte su tutti i fronti, con il 17% sull’umidità (contro il 16% degli uomini), il 10,4% sulla scarsa luminosità (contro il 9%) e il 12% sulle strutture danneggiate (contro l’11,6%).

Le soluzioni tecniche disponibili

Per Gaetano Terrasini, Amministratore Delegato di Saint-Gobain Italia, “i dati raccontano un’urgenza concreta, vissuta dentro le case di migliaia di umbri” e la salubrità abitativa rappresenta oggi “uno dei terreni su cui si misura la qualità del costruito”, accanto alle tradizionali prestazioni energetiche.

L’umidità in casa nasce dall’incontro tra condizioni ambientali e caratteristiche dell’edificio: ponti termici nelle pareti perimetrali, ventilazione insufficiente, isolamenti datati, infiltrazioni dall’esterno. Le buone pratiche quotidiane – aerare gli ambienti, controllare la condensazione in cucina e bagno, monitorare gli impianti di riscaldamento – contengono il problema ma non lo risolvono se l’involucro edilizio resta inefficiente, con il rischio di degrado strutturale, formazione di muffe e peggioramento della qualità dell’aria interna.

Tra le soluzioni costruttive più mirate figurano il cartongesso e i sistemi a secco, che includono tecnologie in grado di assorbire e neutralizzare fino all’84% della formaldeide presente nell’aria degli ambienti chiusi, contribuendo a purificare progressivamente gli spazi abitativi. A queste si affianca l’utilizzo di intonaci deumidificanti, formulati con leganti cementizi o a base di calce idraulica naturale, capaci di risanare le murature danneggiate sia in esterni sia in interni. Si tratta di interventi leggeri e rapidi da posare, compatibili con la ristrutturazione del patrimonio esistente e coerenti con un’edilizia a minore impatto ambientale, in grado di ridurre le emissioni di CO2 e i consumi energetici legati al riscaldamento e al raffrescamento degli edifici.

Redazione

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