Assegni postdatati mai pagati: truffa da 250 mila euro, tre indagati tra Umbertide e Altotevere

La Procura di Perugia indaga il presidente del Cda e due amministratori delegati di un’azienda alimentare per presunte forniture ottenute con assegni postdatati

Procura di Perugia

Tre persone residenti nell’Altotevere, tra cui il presidente del consiglio di amministrazione e due amministratori delegati di un’azienda alimentare con sede a Umbertide, sono indagate dalla Procura della Repubblica di Perugia con l’accusa di truffa aggravata ai danni di un fornitore. Secondo quanto emerge dagli atti dell’indagine, tra ottobre 2023 e marzo 2024 gli indagati avrebbero ottenuto ingenti forniture di prodotti alimentari, in particolare carne, attraverso un sistema basato sulla consegna di assegni bancari postdatati che poi non sarebbero stati onorati. Il danno contestato ammonta a quasi 250 mila euro e riguarda una società fornitrice con sede a Todi.

L’indagine della Procura ipotizza che le forniture siano state ottenute mediante un meccanismo ritenuto ingannevole. In base all’accusa, i tre indagati avrebbero agito «con artifizi e raggiri consistiti in primis nella consegna in pagamento di assegni di conto corrente bancario postdatati», ottenendo così dalla società fornitrice diverse partite di merce. Le consegne, secondo la ricostruzione contenuta negli atti, sarebbero avvenute regolarmente con l’emissione delle relative fatture di vendita.

La società di Todi avrebbe continuato a effettuare le forniture confidando nel pagamento degli assegni ricevuti e nelle rassicurazioni fornite dai rappresentanti dell’azienda acquirente. Nel frattempo, però, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la società con sede a Umbertide si sarebbe trovata in una situazione finanziaria difficile.

Un elemento centrale nell’indagine riguarda proprio le condizioni economiche dell’azienda nel periodo delle forniture. Sempre secondo la Procura, nel marzo 2024 sarebbe stata presentata al tribunale di Perugia una richiesta di concordato in continuità, segnale di una situazione di crisi aziendale già in atto. Nonostante questo scenario, viene contestato che nel febbraio dello stesso anno la parte offesa sarebbe stata rassicurata circa il regolare pagamento degli assegni emessi.

L’ipotesi accusatoria sostiene che gli assegni siano stati consegnati «con l’intenzione preordinata di non porli in pagamento», circostanza che avrebbe consentito agli indagati di ottenere merce di valore significativo senza che il corrispettivo venisse effettivamente versato. Proprio su questo presunto comportamento si fonda l’accusa di truffa aggravata.

Secondo la quantificazione effettuata nell’ambito dell’indagine, il profitto contestato ammonta a 244.976 euro, cifra che corrisponderebbe al danno economico subito dalla società fornitrice di Todi. Nel caso in cui la vicenda dovesse arrivare a processo, l’azienda potrà costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni ritenuti subiti.

Le indagini della Procura di Perugia sono finalizzate a chiarire nel dettaglio la dinamica delle forniture e la gestione dei pagamenti contestati, ricostruendo i rapporti commerciali tra le due società e verificando le responsabilità delle persone coinvolte.

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