Un presunto clima di intimidazione e minacce di morte è al centro di un processo in corso davanti al tribunale di Perugia. Imputato un 49enne originario di Lecce, chiamato a rispondere del reato di minaccia, contestato dalla Procura della Repubblica. I fatti risalgono al febbraio 2022 e si sarebbero verificati a Gubbio.
Davanti al giudice Alberto Avenoso, il procedimento è entrato nel vivo con l’audizione della persona offesa e di un carabiniere, nel corso dell’ultima udienza.
“Ti uccido e ti sotterro”: le minacce contestate
Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe rivolto al vicino di casa frasi dal contenuto estremamente grave, tra cui: “Ti uccido, tanto prima o poi ti sotterro su quei 70 centimetri di terra oltre lo stalletto”.
Espressioni che, per la Procura, configurano una minaccia concreta e reiterata, tale da generare uno stato di forte paura nella vittima. Le dichiarazioni sarebbero state pronunciate nel contesto di un rapporto di vicinato degenerato nel tempo.
Un quadro più ampio di conflittualità
Nel corso dell’udienza, la parte civile – assistita dall’avvocata Francesca Pieri – ha sottolineato come gli episodi oggetto del processo si inseriscano in una situazione ben più complessa e prolungata.
“La persona offesa – ha spiegato il legale – è un uomo mite, che conduceva una vita tranquilla, impegnato nella parrocchia e nel sociale. L’arrivo del vicino ha profondamente alterato il suo equilibrio, fino a stravolgerne l’esistenza”.
Le conseguenze sulla vittima
Sempre secondo quanto riferito dalla difesa della parte civile, la vittima sarebbe stata costretta a intraprendere un percorso di cura psichiatrica, arrivando anche a un ricovero ospedaliero. Questo a seguito di una aggressione fisica subita, episodio distinto ma collegato al contesto di conflittualità.
Per quell’aggressione, in primo grado, è già intervenuta una sentenza di condanna, successivamente impugnata in appello dall’aggressore.
Il processo prosegue
Il procedimento per il reato di minaccia prosegue ora con l’esame degli ulteriori elementi istruttori. Sarà il giudice a valutare se le frasi contestate e il contesto in cui sono state pronunciate configurino una condotta penalmente rilevante, alla luce delle testimonianze raccolte e delle risultanze investigative.