Il commissariamento dell’Umbria sul dimensionamento scolastico, deciso dal Governo e reso noto a Perugia il 14 gennaio 2025, apre un nuovo fronte di scontro sul futuro del sistema di istruzione regionale. A intervenire con toni duri è la segretaria generale della Uil Scuola Umbria, Loretta D’Aprile, che definisce la misura una scelta calata dall’alto, destinata a produrre effetti negativi su studenti, famiglie e personale scolastico. Al centro della critica c’è il rischio di una riorganizzazione forzata della rete scolastica, con accorpamenti e perdita di autonomie.
«Siamo di fronte ad un atto grave, che certifica il fallimento di una politica basata esclusivamente sui numeri e non sulle persone», afferma D’Aprile. Secondo la segretaria regionale, il commissariamento rappresenta un passaggio che va ben oltre un intervento tecnico, incidendo direttamente sulla qualità dell’istruzione pubblica. «La scuola non può essere considerata come un costo da ridurre, ma come un investimento per il futuro», sottolinea, evidenziando come il provvedimento rischi di compromettere l’equilibrio del sistema educativo umbro.
Il punto più critico riguarda gli effetti concreti del dimensionamento scolastico, che, secondo la Uil Scuola, potrebbe tradursi in accorpamenti tra istituti, riduzione delle autonomie e un aumento della complessità gestionale. «Il commissariamento apre una ferita profonda nel sistema di istruzione regionale», prosegue D’Aprile, spiegando che la riorganizzazione imposta dall’alto rischia di avere ricadute significative non solo sugli assetti amministrativi, ma anche sulla vita quotidiana delle comunità scolastiche.
Per il sindacato, accorpare non significa migliorare. «Significa aumentare i carichi di lavoro, indebolire la qualità dell’offerta formativa e allontanare la scuola dalle comunità», ribadisce la segretaria regionale. Una visione che mette al centro anche il ruolo dei dirigenti scolastici, che secondo la Uil Scuola non possono essere trasformati in “amministratori di mega-istituti”, chiamati a gestire strutture sempre più grandi e articolate su più plessi.
Un altro nodo centrale è quello degli organici. La Uil Scuola Umbria teme che il commissariamento possa produrre un taglio mascherato del personale, con conseguenze dirette sulle opportunità occupazionali e sulla qualità del servizio offerto agli studenti. Una prospettiva giudicata particolarmente grave in una fase storica caratterizzata dal calo demografico, che, secondo il sindacato, dovrebbe invece rappresentare un’occasione per ridurre il numero di alunni per classe e migliorare l’efficacia dell’insegnamento.
«La diminuzione degli studenti non può essere usata come alibi per smantellare la scuola pubblica», insiste D’Aprile. Al contrario, evidenzia la segretaria regionale, «dove ci sono meno alunni serve più attenzione, più risorse e più servizi». Il rischio, secondo la Uil Scuola, è che il commissariamento vada nella direzione opposta, accentuando le disuguaglianze educative e penalizzando soprattutto le aree più fragili.
Per la Uil Scuola Umbria, il commissariamento non rappresenta quindi una soluzione, ma un problema aggiuntivo. «Serve un cambio di rotta», afferma D’Aprile, che chiede di rimettere al centro l’autonomia scolastica, la qualità dell’istruzione e le peculiarità dei territori. L’obiettivo, secondo il sindacato, dovrebbe essere quello di costruire politiche educative capaci di rispondere ai bisogni reali delle comunità, anziché applicare criteri standardizzati basati esclusivamente su parametri numerici.