Manifattura in crisi: Cna: “L’Umbria paga dazi, costi e burocrazia”

Tra dazi Usa, tasse elevate e ritardi nei bandi regionali, il settore produttivo umbro rischia la paralisi. Cna lancia l’allarme: “Servono risposte immediate per salvare le imprese”

Tempi difficili per la manifattura italiana e umbra, cuore dell’economia regionale. Da Perugia arriva un grido d’allarme: i nuovi dazi statunitensi, l’aumento dei costi energetici, la pressione fiscale e i ritardi nei bandi pubblici stanno mettendo in ginocchio i principali comparti produttivi. A denunciarlo è Giampaolo Cicioni, presidente regionale di CNA Produzione, che richiama la necessità di un intervento urgente da parte delle istituzioni.

Nei primi due mesi dall’introduzione dei dazi Usa, l’export manifatturiero ha già subito un calo significativo, mentre l’impennata dei prezzi energetici e il blocco degli investimenti rischiano di fermare la ripresa post-Covid. Le difficoltà colpiscono soprattutto i settori moda, meccanica e agroalimentare, storici pilastri dell’economia umbra.

Moda, meccanica e agroalimentare: i settori più colpiti

“La situazione è a macchia di leopardo – spiega Cicioni –. Le imprese che producono in subfornitura per i grandi marchi umbri non soffrono particolarmente, ma quelle che lavorano per brand globali con sedi fuori regione o all’estero stanno vivendo una riduzione drastica degli ordinativi”.

Nel settore della meccanica, il comparto più esposto è quello dell’automotive, penalizzato – secondo CNA – dalle “politiche ambientali europee troppo restrittive” che spingono verso un passaggio esclusivo all’auto elettrica, senza valorizzare soluzioni tecnologiche alternative per ridurre le emissioni. “Una strategia miope – aggiunge Cicioni – che sta condannando l’industria automobilistica europea a una crisi senza precedenti”.

L’agroalimentare non è da meno: già colpito dal dazio del 15% deciso durante l’amministrazione Trump, dal 1° gennaio 2026 potrebbe subire un nuovo super dazio del 97% sulla pasta. “Un duro colpo – sottolinea Cicioni – per uno dei settori simbolo del Made in Italy”.

Investimenti fermi e ritardi nei bandi regionali

Alla crisi dei mercati internazionali si aggiunge la paralisi degli investimenti. Dopo anni di crescita, gli acquisti di nuovi macchinari si sono azzerati nel 2025, riducendo la capacità competitiva del sistema produttivo umbro.

Cicioni punta il dito anche contro la lentezza della macchina amministrativa regionale: “Avevamo chiesto misure di sostegno all’internazionalizzazione per aiutare le imprese a diversificare i mercati di sbocco, ma i nostri appelli sono rimasti inascoltati. I bandi per gli investimenti si sono chiusi a marzo e le graduatorie sono ancora provvisorie, con i contributi bloccati”.

Emblematico, secondo il presidente CNA, il caso del bando “Solar Attack” del 2022, nato per favorire l’autoproduzione di energia e ridurre i costi energetici: “A tre anni di distanza, non è stato erogato neppure un euro. È l’esempio di come la burocrazia possa soffocare lo sviluppo”.

“Tasse insostenibili e carenza di manodopera: serve una svolta”

Oltre ai dazi e ai ritardi, pesa anche la carenza di manodopera qualificata, che limita la crescita nei periodi positivi e aggrava la crisi nei momenti difficili. “Le piccole imprese umbre rappresentano il 99% del tessuto imprenditoriale regionale e garantiscono il 70% dell’occupazione privata – ricorda Cicioni –. Se si fermano loro, si ferma l’intera comunità”.

Sul fronte fiscale, il presidente CNA parla senza mezzi termini: “Come possiamo crescere e aumentare i salari se la tassazione complessiva supera il 60% e il costo del lavoro arriva al 120% del salario netto di un dipendente? E tutto questo senza ricevere servizi pubblici adeguati”.

Cicioni denuncia anche il peso di una struttura pubblica inefficiente, che “consuma risorse e genera burocrazia inutile”, e chiede una presa di coscienza politica per affrontare concretamente le difficoltà delle imprese.

CNA: “Non servono bonus, ma una Regione efficiente”

Per CNA, le imprese non chiedono bonus una tantum, ma riforme strutturali che permettano di risparmiare risorse e semplificare le procedure.
“Serve una Regione più efficiente – conclude Cicioni – capace di sostenere realmente la crescita, attuare politiche industriali mirate e garantire tempi certi nei bandi. Solo così potremo evitare che la manifattura umbra – simbolo di competenza e qualità – venga travolta da una crisi che rischia di diventare irreversibile”.

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