Criminalità in Umbria, Cantone: “Regione senza mafie stanziali, ma sotto assedio”

Dalla droga ai reati contro i soggetti deboli, la relazione della Procura di Perugia fotografa le criticità del 2024

L’Umbria non ospita organizzazioni mafiose radicate sul territorio, ma continua a essere un’area strategica per gli interessi della criminalità organizzata nazionale e transnazionale. È quanto emerge dalla relazione annuale del procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone, che delinea un quadro preoccupante sotto diversi profili, a partire dal traffico di stupefacenti e dal riciclaggio, fino ad arrivare ai reati contro soggetti fragili e alle frodi legate ai bonus statali.

Nel settore della droga, Perugia si conferma epicentro delle operazioni criminali. La posizione geografica, al centro della penisola, la rende particolarmente appetibile per le organizzazioni che vogliono distribuire narcotici in tutta Italia. Secondo la relazione, gruppi albanesi e nigeriani, in collaborazione con il clan dei Casalesi, sono riusciti a importare e movimentare ingenti quantitativi di eroina e cocaina, nonostante i sequestri di rilievo compiuti nel 2024. Emblematico è il caso dei 65 chili di cocaina rinvenuti dalla Guardia di Finanza in un ristorante a Foligno, che ha portato a diversi arresti ma non ha scalfito in modo significativo l’operatività delle reti criminali, capaci di rimpiazzare rapidamente gli arrestati.

Parallelamente, la camorra ha utilizzato l’Umbria come base per frodi sui bonus statali, in particolare quelli legati all’emergenza pandemica e al Superbonus 110%. Si tratta di un fenomeno già emerso negli anni precedenti, ma che ha trovato conferma nella relazione del 2024, evidenziando una pericolosa capacità di adattamento delle mafie alle opportunità offerte dalla burocrazia e dalla finanza pubblica.

Altro fronte caldo è quello dei reati da “codice rosso”. I dati mostrano un netto incremento delle denunce per maltrattamenti in famiglia, che sono passate da 172 a 231 in un solo anno, segnalando una crescente emergenza sociale. Allo stesso tempo, risultano in leggero calo i procedimenti per stalking, ma aumentano sensibilmente i casi di lesioni aggravate, con un +20% rispetto all’anno precedente. Di rilievo anche le 69 denunce per violenze sessuali, spesso consumate in contesti domestici, a riprova di un clima di violenza diffusa tra le mura di casa, che continua a rappresentare una priorità per le forze dell’ordine e la magistratura.

Il crimine comune non è da meno. Il furto si conferma il reato predatorio più diffuso, con bande organizzate che operano sia localmente sia “in trasferta”. Secondo le indagini, i ladri provengono principalmente da Lazio e Campania, agendo in modo sistematico con colpi multipli concentrati in poche ore, per poi lasciare la regione prima di essere individuati. Questo modus operandi rende difficile il contrasto immediato, richiedendo un lavoro costante di intelligence e cooperazione interregionale.

In sintesi, la fotografia scattata dalla Procura di Perugia mostra una criminalità multiforme e in costante mutamento, capace di penetrare il tessuto economico e sociale della regione anche senza una presenza mafiosa stabile. L’Umbria resta una “terra di mezzo”, dove le organizzazioni criminali trovano spazi d’azione e punti di appoggio per attività illecite, in particolare nei settori più esposti come droga, edilizia, rifiuti e frodi fiscali.

La relazione del procuratore Cantone invita a non abbassare la guardia, soprattutto di fronte alla velocità con cui le mafie sanno riorganizzarsi e infiltrarsi in ambiti nuovi, adattandosi alle dinamiche economiche e sociali. Il contrasto passa anche attraverso la prevenzione, l’informazione e la tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione.

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