Caso Prospero: chiesti i lavori socialmente utili per Emiliano Volpe

Il 18enne romano imputato per istigazione al suicidio chiede il patteggiamento a due anni e mezzo: la famiglia della vittima insorge

Emiliano Volpe, diciottenne romano accusato di istigazione al suicidio per non aver fatto nulla mentre Andrea Prospero si toglieva la vita in diretta chat, ha richiesto di patteggiare una pena di due anni e mezzo, da convertire in lavori di pubblica utilità. La richiesta è stata formalizzata dal suo legale, l’avvocato Alessandro Ricci, con il consenso della Procura di Perugia, che ha coassegnato il fascicolo al procuratore Raffaele Cantone e al pm Annamaria Greco. Lo riporta il Corriere dell’Umbria.

La proposta di patteggiamento

L’istanza, depositata all’inizio di settembre e resa nota giovedì mattina, propone una pena ridotta tramite il rito alternativo: da cinque anni a due anni e mezzo, grazie alle attenuanti generiche e allo sconto previsto dal codice. Volpe, attualmente ancora ai domiciliari, ha rinunciato alla sospensione condizionale della pena, chiedendo che venga convertita nei lavori socialmente utili, misura possibile ai sensi dell’articolo 168-bis del codice penale.

La decisione finale spetta ora al giudice per l’udienza preliminare Margherita Amodeo, che si pronuncerà il 23 ottobre. L’udienza inizialmente fissata per l’8 ottobre dinanzi alla Corte d’Assise è stata rinviata per valutare la proposta di patteggiamento.

La rabbia della famiglia Prospero

Dura e immediata la reazione della famiglia di Andrea Prospero, lo studente universitario trovato senza vita in un monolocale a Perugia, cinque giorni dopo la scomparsa. Il padre, Michele Prospero, ha definito la proposta di accordo “vergognosa”: “Se il giudice accetterà questo patteggiamento potremo dire che in Italia non c’è una giustizia giusta. Quel ragazzo non ci ha mai chiesto scusa, è anche evaso, mi mancano le parole”.

Gli avvocati della famiglia, Francesco Mangano e Carlo Pacelli, hanno espresso sdegno per quella che definiscono una pena inadeguata e non proporzionata ai fatti. “Andrea non lo restituirà nessuno, ma una pena giusta è dovuta. Volpe non ha mostrato pietà, non ha collaborato, non ha aiutato a trovare il corpo, non ha chiamato l’ambulanza e ha anche violato i domiciliari. Questo patteggiamento non garantisce alcuna rieducazione sociale”.

I fatti contestati

Secondo l’accusa, Volpe avrebbe rafforzato il proposito suicida di Andrea, intervenendo in chat Telegram proprio nei momenti cruciali. Il giovane perugino, iscritto al primo anno di Informatica, morì dopo l’assunzione volontaria di ossicodone e benzodiazepine. Gli investigatori hanno rinvenuto sul suo telefono messaggi inequivocabili inviati da Volpe: “Mangia tutte e 7 le pasticche”, “Ammazzati”, “Bevi una bottiglia di vino così muori. Cinque minuti e svieni”.

Andrea, in quegli ultimi minuti di vita, chiese esplicitamente “più incoraggiamento”. E ne ricevette. Il 24 gennaio, alle 12:16, Volpe chiese se “era arrivato l’Oxy”, e nei successivi 35 minuti, secondo la ricostruzione degli investigatori, si consumò la tragedia.

Una delle frasi più agghiaccianti fu: “Se vuoi ammazzarti fallo senza fare scene, mangia tutto senza togliere la plastica”.

Anche dopo l’assunzione delle sostanze, Volpe non intervenne. Coinvolse in chat un altro giovane e insieme presero in considerazione l’idea di chiamare i soccorsi, ma non lo fecero. Lasciarono morire Andrea, senza allertare nessuno, pur sapendo cosa stava accadendo.

Il contesto giuridico

Il reato contestato – istigazione al suicidio – prevede una pena base di cinque anni. Tuttavia, il codice penale italiano consente la riduzione della pena con il ricorso al rito abbreviato o patteggiamento, e la sostituzione con misure alternative come i lavori socialmente utili, a discrezione del giudice.

Tuttavia, la gravità delle condotte, il mancato ravvedimento e la violazione dei domiciliari da parte dell’imputato rappresentano, per la famiglia e i legali di Andrea, elementi incompatibili con una pena attenuata. La difesa, al contrario, punta sulla giovane età dell’imputato e sulla scelta collaborativa del rito alternativo.

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