Il progetto Anas per il potenziamento dello svincolo di Ponte San Giovanni, con il raddoppio delle rampe di accesso, incontra forti resistenze da parte del territorio. A sollevare le criticità è il comitato cittadino “Chi salverà Ponte San Giovanni”, che in un incontro pubblico ha presentato un’analisi dettagliata di 16 pagine inviata anche alle istituzioni locali.
Le critiche al progetto
Secondo i cittadini, quello che viene definito “raddoppio delle rampe” rappresenterebbe in realtà la trasformazione dei raccordi in vere e proprie strade urbane, con l’effetto di aumentare la complessità e la pericolosità dei punti di confluenza. Già oggi, infatti, l’area soffre di code quotidiane, incidenti e disagi.
Il punto centrale, spiegano, è la doppia funzione dello svincolo: urbana ed extraurbana. Una condizione che l’opera Anas non riuscirebbe a sostenere, visto che il traffico di lunga percorrenza continuerebbe a gravare sulla viabilità cittadina.
La richiesta del Nodo di Perugia
Per il comitato la vera soluzione resta il Nodo di Perugia, infrastruttura pianificata da oltre quarant’anni e mai completata. Solo un’opera strutturale esterna al centro urbano potrebbe alleggerire in maniera definitiva il traffico che ogni giorno interessa i circa 90 mila utenti della zona.
Le altre criticità
L’analisi del comitato segnala due ulteriori punti deboli: l’assenza di uno studio sull’impatto ambientale e sull’inquinamento che l’opera comporterebbe e la gestione del traffico durante il cantiere, che potrebbe durare due anni e prevedere la riduzione a una sola corsia senza alternative, con il rischio di paralizzare l’area.
Le parole del comitato
“La trasformazione delle rampe in strade può alleviare solo in parte alcune criticità, ma ne introduce di nuove – ha spiegato il presidente Luigi Ercolani a Umbria 24 –. Senza un quadro complessivo e senza un’analisi numerica dei flussi, la soluzione resta approssimativa e basata su tentativi”. Il comitato non rifiuta l’opera, ma ribadisce: “Non potrà mai sostituire il Nodo di Perugia. Servono risposte concrete, non palliativi”.