Prestiti tra ospedali, contratti a tempo e turnazioni straordinarie. È questa la mappa provvisoria che disegna l’emergenza estiva nei pronto soccorso dell’Umbria, dove la carenza di medici costringe a soluzioni tampone pur di garantire i servizi minimi ai cittadini.
La fotografia più nitida arriva da Foligno, Spoleto, Orvieto e Città di Castello, dove il personale sanitario viene “spostato” da un ospedale all’altro in base alle urgenze del momento. A Spoleto, ad esempio, sono stati richiesti rinforzi da Foligno, mentre a Orvieto – come conferma la rappresentante sindacale Cristina Cenci (Cimo-Fesmed) – l’aiuto è arrivato sempre dallo stesso ospedale folignate: «Ci risulta che in alcuni casi anche il Pronto Soccorso di Orvieto s’è trovato costretto a chiedere aiuto a Foligno».
Ad Assisi, invece, l’arrivo massiccio di turisti e pellegrini in occasione del Giubileo ha permesso di attivare un contratto libero professionale, totalmente finanziato con i fondi regionali stanziati per l’evento. «Si chiede di attivare una procedura d’urgenza per un contratto libero professionale con un medico specializzato in medicina e chirurgia d’accettazione e urgenza – si legge in una delibera della Usl 1 – da destinare al Pronto Soccorso e 118 nel periodo di significativo afflusso di pellegrini e turisti».
La cifra stanziata dalla Regione Umbria per le attività legate al Giubileo di Assisi ammonta a 3 milioni di euro, e sarà utilizzata anche per coprire turni e prestazioni sanitarie straordinarie.
Intanto, a Città di Castello, per garantire l’operatività del pronto soccorso, si è fatto ricorso anche ai reparti di Medicina e Chirurgia. «Mi risulta che già alcuni colleghi, con estrema disponibilità e senso di responsabilità, si stiano mettendo a disposizione per aiutare i loro colleghi e soprattutto per garantire ai cittadini le cure necessarie», ha raccontato Cenci. Tuttavia, non è ancora stato definito un compenso per queste turnazioni aggiuntive: un dettaglio che rischia di pesare su un equilibrio già precario.
L’ospedale di Terni ha seguito una strada diversa: qui, per affrontare l’estate, sono stati richiamati in servizio alcuni medici in pensione, tre per il pronto soccorso e uno per il reparto di Nefrologia e Dialisi. Non si tratta dei cosiddetti “gettonisti”, che la Regione Umbria ha deciso di non impiegare, ma di soluzioni rapide e a portata di mano, individuate localmente.
«Questa può essere solo una soluzione tampone – aggiunge ancora Cenci – e non so oggettivamente per quanto ancora si possa andare avanti così». Il rischio è che, con il picco di agosto alle porte, la coperta già corta non basti più a coprire tutte le esigenze di una sanità pubblica messa a dura prova. E ora, con la decisione del ministro Schillaci di stoppare i gettonisti, il quadro sarà ancora più complesso.