Emergono nuovi sviluppi nell’indagine condotta dalla Procura di Perugia sulla presunta associazione per delinquere che, tramite servizi telefonici di cartomanzia, avrebbe orchestrato centinaia di truffe in tutta Italia. Dopo l’esecuzione delle prime quattro misure cautelari la scorsa settimana, sono stati richiesti altri otto arresti: si tratta dei cosiddetti “telefonisti” dell’organizzazione, figure chiave nel sistema fraudolento.
Secondo quanto riportato, gli otto nuovi indagati saranno sottoposti a interrogatori preliminari giovedì e venerdì, al termine dei quali il giudice per le indagini preliminari, Margherita Amodeo, valuterà l’eventuale applicazione delle misure cautelari. Gli arresti sono stati sollecitati dal sostituto procuratore Gemma Miliani, che coordina l’inchiesta.
La struttura della rete criminale, già colpita con l’arresto dei presunti vertici – una 51enne imprenditrice di Città di Castello, il compagno e una terza donna napoletana, oltre a una quarta persona finita ai domiciliari – si sarebbe basata su un’organizzazione ben articolata con sede operativa in un call center a Ponte San Giovanni.
Dalle indagini, condotte da carabinieri e guardia di finanza, emergono dettagli allarmanti: nonostante solo sei denunce formali, gli investigatori ritengono che le vittime siano almeno 250. Il meccanismo della truffa si sarebbe fondato sul contatto iniziale tramite numeri a pagamento, cui seguivano colloqui più approfonditi da parte degli operatori, che si spacciavano per cartomanti e guaritori, convincendo le persone a effettuare numerosi acquisti di servizi esoterici, riti e oggetti magici.
Le pressioni psicologiche esercitate sugli interlocutori erano intense, con l’utilizzo di linguaggi suggestivi e simbolismi esoterici. Venivano promessi rituali in grado di rimuovere maledizioni e negatività, ma anche minacciate gravi sventure in caso di mancato pagamento. Tra le pratiche descritte: l’uso di sale da sciogliere in precise condizioni, talismani da seppellire nei cimiteri, o l’invio di oggetti come candele e specchi, apparentemente fondamentali per i riti di “purificazione”.
Molte delle vittime, riferiscono gli inquirenti, erano persone fragili, isolate, spesso in condizioni di vulnerabilità psicologica per problemi familiari, di salute o sentimentali. L’organizzazione, sfruttando tali fragilità, avrebbe indotto alcuni clienti a pagare cifre esorbitanti, anche superiori ai 100.000 euro. La cifra più alta documentata ammonta a 205.000 euro, versata da una singola persona.
In diversi casi, le vittime sarebbero state spinte a contrarre prestiti, a vendere beni o addirittura la propria abitazione, pur di scongiurare presunte minacce sovrannaturali. Tra queste, i falsi cartomanti paventavano l’arrivo di una sventura legata alla cosiddetta “Cometa del Diavolo”, un corpo celeste realmente esistente, avvistato anche nella primavera del 2024, e utilizzato come strumento psicologico per intimorire i clienti e convincerli a proseguire con i pagamenti.
In alcuni casi, i finti esperti dell’occulto sostenevano addirittura di dover compiere viaggi all’estero per spezzare potenti incantesimi, spese che poi venivano addebitate alle vittime. L’obiettivo, secondo le ricostruzioni degli investigatori, era mantenere i clienti in uno stato di soggezione e dipendenza, spingendoli a pagare somme sempre maggiori. Alcuni clienti sarebbero arrivati a versare diverse migliaia di euro.
I primi arrestati hanno respinto le accuse
In tre anni, l’organizzazione avrebbe generato un giro d’affari superiore ai cinque milioni di euro, con flussi finanziari gestiti tramite bonifici e ricariche postepay. Le indagini proseguono, e nelle prossime settimane sono attese nuove evoluzioni sul fronte giudiziario.
Intanto, i primi arrestati, sentiti dal Gip, hanno respinto ogni accusa. Nel corso dell’udienza, i loro legali hanno presentato richiesta di revoca delle misure cautelari al giudice per le indagini preliminari, Margherita Amodeo, che si è riservata la decisione. Agli arresti domiciliari, invece, si trova una quarta persona coinvolta, una 55enne residente nel Folignate.
L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Gemma Miliani, ha preso avvio grazie ad alcune denunce di vittime che si sono fatte avanti dopo essere state truffate da un sistema ritenuto ben strutturato. Il giro d’affari dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, supererebbe i cinque milioni di euro. I proventi derivavano da una fitta rete di “servizi esoterici” venduti a clienti in tutta Italia, molti dei quali in condizioni di disagio psicologico o sociale.
Oltre ai quattro arrestati, sono indagate almeno altre dieci persone, tutte presunte operatrici telefoniche del call center situato a Ponte San Giovanni. Le intercettazioni effettuate nel corso delle indagini hanno rivelato un meccanismo preciso: i numeri a pagamento servivano da aggancio iniziale, mentre successivamente venivano proposti “percorsi personalizzati” in cui falsi cartomanti o guaritori convincevano le vittime a effettuare ripetuti pagamenti.