Nel 2025, l’Umbria ha visto il numero delle imprese scendere di 670 unità rispetto allo stesso periodo del 2024, con una flessione del -0,74%, la seconda più alta in Italia, subito dopo il Molise (-0,80%). In termini assoluti, questo significa un calo significativo, e nonostante la crescita delle società di capitali, il quadro complessivo rimane preoccupante. Il dato medio nazionale si attesta a un meno contenuto -0,18%.
Il primo trimestre 2025
Il primo trimestre del 2025 ha visto un saldo negativo di 211 imprese, suddiviso tra le province di Perugia e Terni: -162 imprese a Perugia e -49 a Terni. La flessione, pari a -0,23%, è superiore alla media nazionale di -0,05%, confermando il trend negativo che ha colpito l’intera regione.
Questo segno negativo riflette una situazione in cui, purtroppo, l’Umbria non è riuscita a contrastare il fenomeno di decremento delle imprese che sta affliggendo molte aree del paese. Solo alcune regioni, come la Basilicata, l’Abruzzo e il Piemonte, hanno visto peggioramenti superiori.
L’analisi di Giorgio Mencaroni
Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, ha commentato i dati, affermando che “non possiamo più dar colpa alla congiuntura” e che la regione ha una struttura economica troppo fragile. Le micro-imprese, spesso individuali e vulnerabili, dominano il panorama economico regionale, rendendo difficile la competizione in un mercato globale. Mencaroni ha sottolineato l’urgenza di un salto di qualità attraverso una maggiore formazione, digitalizzazione, l’attrazione di investimenti e la transizione green per poter costruire una struttura imprenditoriale più solida.
Le categorie più colpite
Il calo delle ditte individuali è stato particolarmente significativo, con un abbassamento dello 0,28%, con un crollo maggiore a Terni (-0,68%) rispetto a Perugia (-0,05%). Le società di persone sono diminuite dello 0,54%, mentre le uniche a crescere sono state le società di capitale, con un aumento dello 0,54% rispetto al trimestre precedente, un dato positivo ma che rimane sotto il +0,7% a livello nazionale. A Terni, la crescita delle società di capitale è stata più marcata (+0,88%), ma l’equilibrio rimane fragile, con una dominanza delle ditte individuali nella composizione complessiva delle imprese.
La polarizzazione tra le regioni italiane
Il panorama economico italiano è segnato da polarizzazioni significative: mentre il Lazio è l’unica regione che segna una crescita di 1.657 imprese (+0,28%), altre regioni, tra cui Umbria e Marche, continuano a segnare difficoltà. L’Italia centrale, nel complesso, ha visto una tenuta complessiva (+422 imprese), ma con l’Umbria che resta tra le regioni più in difficoltà.
Settori in difficoltà e quelli in crescita
A livello nazionale, alcuni settori tradizionali come il commercio, l’agricoltura e la manifattura hanno subito pesanti perdite, con il commercio che ha perso ben 7.627 imprese, l’agricoltura 5.809 e la manifattura 2.747. Tuttavia, i settori dei servizi professionali, immobiliari, assicurativi e consulenziali hanno mostrato segnali di crescita, con un incremento di 2.795 imprese.