Il Comitato Futuro Nazionale – Perugia Sicura ha promosso un incontro pubblico dedicato alla legge 181 del 2 dicembre 2025 e al nuovo articolo 577-bis del Codice penale, che ha introdotto il reato autonomo di femminicidio. L’appuntamento, intitolato «Analisi delle criticità della legge 181 del 02/12/2025 e del nuovo articolo 577-bis c.p. sul reato di femminicidio: Luci ed ombre», è stato organizzato e moderato dall’avvocato Luca Valigi, del Foro di Perugia. Al centro del dibattito, l’efficacia della nuova norma, il suo rapporto con le disposizioni penali già in vigore e gli strumenti di prevenzione necessari per proteggere le vittime.
Il nuovo reato e le norme già esistenti
Il primo nodo, affrontato dall’avvocato penalista Francesco Falcinelli, riguarda il rapporto tra il reato autonomo di femminicidio, punito con l’ergastolo, e il sistema già previsto dal Codice penale. Falcinelli ha ricordato che gli articoli 575, 576 e 577 contemplavano, prima della riforma, un insieme articolato di sanzioni e aggravanti, con l’ergastolo applicabile in determinati casi. Con l’articolo 577-bis sorgono quindi dubbi sulla relazione tra la nuova fattispecie e le norme preesistenti, con possibili problemi di interpretazione e applicazione.
Secondo il legale, la questione non è ammorbidire la risposta penale, ma valutare il reale valore aggiunto della nuova disciplina. Falcinelli ha parlato del rischio di un diritto penale simbolico: a suo avviso il legislatore risponde sempre più spesso a problemi sociali complessi con nuovi reati o pene più severe, una soluzione immediatamente visibile all’opinione pubblica ma priva di garanzie sul piano della prevenzione. L’ergastolo, ha spiegato, non basta da solo a prevenire il femminicidio, soprattutto quando l’autore si toglie poi la vita e la minaccia della pena perde gran parte del suo effetto deterrente.
Ha richiamato anche la Convenzione di Istanbul, che si fonda su quattro pilastri: prevenzione, protezione, perseguimento dei responsabili e politiche integrate. Il rischio indicato è che l’attenzione si concentri quasi solo sulla repressione, lasciando indietro interventi educativi, sociali e culturali. In questo quadro ha ricordato il ruolo di famiglia e scuola nel promuovere rispetto reciproco, dialogo e gestione non violenta dei conflitti.
Le difficoltà nell’applicazione delle misure di protezione
L’avvocato Valigi ha portato esperienze maturate in procedimenti per omicidio, atti persecutori e altri gravi reati contro la persona. Ha citato un procedimento per omicidio avvenuto a Spoleto, relativo a fatti precedenti alla nuova disciplina, concluso in primo grado con una condanna all’ergastolo: per Valigi, la prova che l’ordinamento disponeva già di strumenti sanzionatori molto severi.
Ha poi illustrato altri casi, di stalking e incendio, per mostrare le difficoltà nell’applicare le misure di protezione:
- in uno di essi, secondo quanto riferito dal legale, il procedimento sarebbe ancora in fase istruttoria dopo circa tre anni;
- Valigi ha parlato di presunte violazioni ripetute del divieto di avvicinamento e delle prescrizioni sul braccialetto elettronico;
- un altro caso riguarda una giovane, minorenne all’epoca dei fatti denunciati, per la quale sarebbero state chieste misure di protezione e che, al momento dell’intervento, non avrebbe ancora ricevuto risposta mentre continuerebbe a ricevere messaggi indesiderati.
Gli esempi sono stati riportati nel rispetto della riservatezza delle persone coinvolte e della presunzione di innocenza. Il tema emerso con maggiore forza è la distanza tra la tutela scritta nella legge e la sua applicazione quotidiana.
Efficacia delle politiche pubbliche e certezza del diritto
Il professor Antonio Maria Rinaldi, della Direzione Economica di Futuro Nazionale ed ex eurodeputato, ha affrontato il tema dal punto di vista dell’efficacia delle politiche pubbliche. Ha riconosciuto la gravità della violenza contro le donne e la necessità di punire duramente i responsabili, distinguendo però tra obiettivo e strumenti: «Non basta che un obiettivo sia giusto perché lo sia anche lo strumento scelto per raggiungerlo».
Rinaldi si è chiesto se, ritenendo più grave un reato per la particolare vulnerabilità della vittima, non sia preferibile una tutela generale che riconosca e punisca ogni forma di sopraffazione. Ha richiamato la certezza del diritto: concetti come controllo, possesso, dominio e limitazione delle libertà individuali non sono semplici da definire e i loro confini saranno stabiliti dai giudici, caso per caso.
Sulla prevenzione ha affermato: «Quando arriviamo ad applicare l’ergastolo per un femminicidio, la funzione più importante dello Stato ha già fallito, perché la vittima è già morta». Come criteri di valutazione ha indicato le aggressioni impedite, i rischi individuati e le vittime messe in sicurezza: «Una politica pubblica non si valuta dal numero di norme introdotte, ma dai risultati ottenuti». Ha chiuso con una domanda: «La domanda decisiva non è soltanto quale pena infliggeremo all’assassino. La domanda che viene prima è un’altra: che cosa dobbiamo fare perché quella donna non venga uccisa?»
Priorità emerse dal confronto
Dagli interventi è emersa una linea comune: nessuno ha messo in discussione la gravità della violenza né la necessità di una risposta penale severa. Le priorità indicate sono il rafforzamento degli strumenti di protezione, la tempestività degli interventi, l’effettività delle misure cautelari, il sostegno alle vittime e gli investimenti nella prevenzione educativa, sociale e culturale.
Relatori e presenze
Hanno portato un saluto l’onorevole generale Roberto Vannacci, in videocollegamento, e Augusto Rossi, Coordinatore Regionale Umbria. Sono intervenuti anche l’onorevole avvocato Laura Ravetto, parlamentare di Futuro Nazionale, in videocollegamento, la scrittrice Francesca Totolo, autrice del libro Le vite delle donne contano, e Giuseppe Marraudino, 19 anni, Referente del Comitato di Gualdo Tadino 1553.
In sala erano presenti Orlando Masselli, vice Coordinatore Regionale Vicario, Andrea Mariani, Responsabile Organizzativo Regionale, Cristina Vescovi, Responsabile Tesseramento, Filiberto Franchi, Coordinatore Provinciale di Perugia, Errico Biagioli, Coordinatore Comunale di Perugia, e Stefano Alunni, Responsabile del Dipartimento Sicurezza.
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