L’Oratorio di Ponte San Giovanni ha celebrato il suo 30° anniversario con una tre giorni dedicata alla comunità, all’educazione e alle sfide dei prossimi decenni. Nel territorio perugino, animatori, famiglie, giovani e protagonisti della storia dell’Oratorio hanno partecipato a celebrazioni liturgiche, incontri, momenti artistici e dibattiti. L’anniversario non è stato pensato soltanto come occasione per ricordare il cammino compiuto, ma soprattutto per rilanciare il ruolo educativo e sociale dell’Oratorio. Un momento di particolare raccoglimento è stato dedicato a Elena Ceccarelli, storica figura della comunità scomparsa prematuramente nei mesi scorsi.
Trent’anni nel segno del carisma salesiano
La storia dell’Oratorio di Ponte San Giovanni affonda le proprie radici nel carisma salesiano di San Giovanni Bosco e nel lavoro portato avanti negli anni da numerose persone che hanno contribuito alla crescita della struttura.
Tra le figure ricordate durante le celebrazioni ci sono Don Annibale e Don Marino, legati a un percorso che ha permesso all’Oratorio di consolidare la propria presenza come luogo di aggregazione e presidio educativo e sociale.
Il trentesimo anniversario ha però scelto di non concentrare l’attenzione esclusivamente sul passato. L’obiettivo dichiarato è stato utilizzare la ricorrenza come punto di partenza per costruire una nuova fase.
«Abbiamo detto dobbiamo festeggiare questi trent’anni, ma non vogliamo che sia qualcosa solo che guardi indietro: vogliamo che questa occasione ci serva per trovare una nuova energia, spirito, fede ed entusiasmo per i prossimi trent’anni. Quello che vedete in questi giorni è frutto di un lavoro encomiabile dei ragazzi, che si sono rimboccati le maniche.»
Una parete tra memoria, presente e speranza
A rappresentare simbolicamente il rapporto tra le diverse generazioni è stata una grande parete della memoria e della speranza, realizzata in occasione dell’anniversario.
Ogni partecipante ha avuto la possibilità di lasciare un ricordo oppure un impegno scritto. Una parte dell’allestimento, accompagnata da fotografie, è stata dedicata alla storia dell’Oratorio; un’altra ha raccolto idee e prospettive per il futuro, mentre lo spazio centrale ha rappresentato il presente e le attività che continuano quotidianamente.
Nel corso delle celebrazioni è stato ribadito anche il significato dell’Oratorio come luogo che va oltre i momenti ricreativi.
«L’Oratorio è il luogo della festa, ma è anzitutto il luogo dell’ascolto, del perdono e della riconciliazione. La vera festa nasce quando si toccano le ferite, le si rigenera e si dà una vita nuova. Quando l’evangelizzazione è autentica, non servono troppe parole: c’è bisogno di gesti concreti, quotidiani e semplici.»
Educatori e giovani, una responsabilità condivisa
Una parte significativa della tre giorni è stata riservata alle tavole rotonde promosse dall’équipe educativa. Il terzo panel ha affrontato in particolare il tema “Il ruolo dell’educatore: una responsabilità condivisa”.
Il dibattito ha analizzato l’evoluzione della società, dai cambiamenti culturali legati al ’68 fino alla rivoluzione digitale, soffermandosi su come sia mutato anche il compito di chi accompagna bambini e ragazzi nel loro percorso di crescita.
Dal confronto è emersa una visione dell’educatore non più limitata alla trasmissione di regole e conoscenze, ma costruita attraverso relazione, ascolto, prossimità e capacità di accogliere le fragilità dei giovani.
Tra le priorità individuate c’è la costruzione di una rete capace di mettere in comunicazione famiglie, oratorio, scuola e mondo dello sport, evitando che la responsabilità educativa ricada su singoli soggetti isolati.
Allo stesso tempo, è stata evidenziata l’importanza di mantenere l’Oratorio come presidio inclusivo del territorio, capace di intercettare situazioni di povertà educativa e relazionale. Un ulteriore impegno riguarda la continuità del progetto formativo, attraverso verifiche periodiche che non siano legate esclusivamente alle grandi ricorrenze.
Il ricordo di Elena Ceccarelli
Uno dei momenti più intensi delle celebrazioni è arrivato al termine della solenne celebrazione eucaristica, quando la comunità si è raccolta nel ricordo di Elena Ceccarelli.
Storica figura dell’Oratorio, Ceccarelli è scomparsa prematuramente nei mesi scorsi. Durante il momento commemorativo sono stati ricordati la sua generosità, l’altruismo, l’impegno nell’educazione, l’attenzione verso il prossimo e il coraggio che ne avevano caratterizzato la presenza nella comunità.
Il ricordo è stato affidato anche a due rappresentanti dell’Oratorio e agli scout, in un passaggio particolarmente partecipato della giornata, inserito nel percorso di memoria che ha accompagnato l’intero anniversario.
La tre giorni ha trovato infine un momento di condivisione nel tradizionale pranzo domenicale, espressione di quella dimensione comunitaria che identifica l’Oratorio come una “famiglia di famiglie” e che, dopo trent’anni di attività, resta al centro del progetto educativo di Ponte San Giovanni.
Il rifugio sicuro
In chiusura, mi si consenta una piccola deviazione dalla deontologia professionale, spero me la perdonerete. L’Oratorio di Ponte San Giovanni è un rifugio sicuro per tanti. Chi scrive ha avuto la fortuna di aver fatto un breve tratto di strada insieme ai ragazzi. Da forestiero catapultato a Perugia per lavoro, senza conoscere nessuno, il C’entro è stato un punto di riferimento. Ho conosciuto tantissimi ragazzi, oggi uomini e donne cresciuti secondo gli insegnamenti francescani, ma soprattutto ho conosciuto una comunità vivace, accogliente, che non ti fa sentire mai straniero. Fui parte di un loro piccolo progetto e anche di quello più grande, Saremo al C’entro, un concorso musicale che ha contribuito a lanciare tanti giovani artisti Con molti sono rimasto amico, a tutti sono riconoscente. Ho avuto anche la fortuna di conoscere, per un breve periodo, don Marino e di apprezzarne i suoi modi gentili ma anche il suo animo trascinatore. E don Paolo Giulietti, oggi vescovo di Lucca, che mi tese la mano anche dopo, in un momento di difficoltà professionale e umana. Non dimentico quei sorrisi, quella gente anche oggi che non vivo più li. E allora buon compleanno anche da parte mia, C’entro. E cento di questi giorni
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