Un’emorragia subgaleale è la causa della morte del piccolo Pietro, il neonato venuto alla luce all’ospedale di Foligno e spirato a distanza di poche ore dal parto, dopo essere stato trasferito d’urgenza nel reparto di terapia intensiva neonatale di Perugia. È quanto emerso dall’autopsia eseguita nella giornata di sabato dalla dottoressa Donatella Fedeli, specialista di Bologna incaricata dal pubblico ministero Massimo Casucci. All’esame hanno presenziato anche i consulenti nominati dalle difese dei 22 operatori sanitari attualmente iscritti nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di omicidio colposo e responsabilità sanitaria colposa: tra loro figurano Sergio Scalise, Walter Patumi, Luca Lalli e Giulio Rossi.
Secondo quanto ricostruito, l’emorragia subgaleale è un sanguinamento che interessa il cranio, con un accumulo di sangue che si forma nello spazio compreso tra il cuoio capelluto e le ossa craniche. Si tratta di una condizione che, in diversi casi documentati dalla letteratura medica, viene messa in relazione con manovre eseguite durante il parto. Proprio su questo aspetto si concentra ora l’attenzione degli inquirenti, dal momento che nel corso del travaglio i ginecologi dell’ospedale di Foligno avevano fatto ricorso all’uso della ventosa ostetrica.
Stabilire se e in che misura queste manovre abbiano avuto un ruolo nell’origine dell’emorragia resta uno dei nodi centrali dell’inchiesta, ed è uno dei quesiti principali sottoposti alla specialista incaricata dell’esame autoptico. Un secondo filone di accertamento riguarda invece i controlli effettuati nelle prime ore di vita del neonato presso la struttura di Foligno. Il quesito che gli investigatori intendono chiarire è perché il trasferimento verso il reparto di terapia intensiva neonatale di Perugia sia avvenuto soltanto quando il quadro clinico del piccolo era ormai considerato disperato, e se in questo passaggio si siano verificate eventuali omissioni da parte del personale sanitario coinvolto.
La nota di Usl Umbria 2 e ospedale di Perugia
Nel frattempo, la Usl Umbria 2 e l’azienda ospedaliera di Perugia hanno diffuso una nota congiunta con cui annunciano l’avvio di una indagine interna sull’accaduto, spiegando anche il motivo del ritardo nella comunicazione pubblica, arrivata a dieci giorni di distanza dal decesso. Le due direzioni aziendali hanno riferito di aver scelto, nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, di rispettare il dolore della famiglia evitando dichiarazioni pubbliche in un momento di sofferenza così profonda. Le stesse direzioni, mantenendosi in costante contatto sin dalle prime fasi, hanno attivato le procedure interne previste per la segnalazione, la verifica e la ricostruzione puntuale del percorso assistenziale seguito dal neonato.
Nella nota si precisa inoltre che sono in corso tutti gli accertamenti richiesti dall’autorità giudiziaria, con la massima collaborazione garantita alla procura della Repubblica. Anche la presidente della Regione Umbria, insieme alla direzione regionale salute e welfare e ai vertici della Usl Umbria 2 e dell’ospedale di Perugia, ha voluto esprimere la propria vicinanza alla famiglia del piccolo Pietro, definendo l’evento un episodio che ha suscitato profondo dolore e commossa partecipazione da parte di tutta la comunità sanitaria regionale.
Il caso resta ora nelle mani della procura di Perugia, che dovrà valutare gli esiti dell’autopsia insieme agli altri elementi raccolti nel corso delle indagini, prima di stabilire eventuali responsabilità a carico dei sanitari coinvolti nel parto
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