L’8 marzo 2026 a Perugia, in occasione della Giornata internazionale della donna, i consiglieri Laura Tanci e Federico De Salvo dell’associazione Anima Perugia hanno richiamato l’attenzione sul tema della parità tra uomini e donne come indicatore della qualità democratica del Paese. Nel documento diffuso nella stessa giornata, i due rappresentanti sottolineano come il percorso verso l’uguaglianza sostanziale abbia radici profonde nella storia repubblicana italiana e come restino ancora diverse sfide da affrontare. Il riferimento centrale è l’articolo 3 della Costituzione del 1947, che sancisce il principio di uguaglianza senza distinzione di sesso e che ha segnato l’inizio di un lungo processo di trasformazione legislativa e culturale.
Secondo quanto evidenziato nel testo, nel corso dei decenni il quadro normativo italiano è stato progressivamente aggiornato attraverso riforme che hanno ampliato i diritti e la partecipazione femminile alla vita pubblica. Un passaggio particolarmente significativo è stato rappresentato dalla legge 66 del 1963, che ha consentito alle donne di accedere ai pubblici uffici e alla magistratura. A distanza di oltre sessant’anni, la nomina di Margherita Cassano alla presidenza della Corte di Cassazione viene indicata come un simbolo concreto dell’evoluzione avviata con quella riforma.
Nel documento si ripercorrono anche altri momenti chiave della legislazione italiana in materia di diritti e parità. Tra questi viene ricordata la riforma del diritto di famiglia del 1975, che ha sancito la piena parità tra coniugi, e la legge 903 del 1977 contro le discriminazioni nel lavoro, strumenti normativi che hanno contribuito a ridefinire il ruolo delle donne nella società. A queste misure si sono aggiunte nel tempo anche le modifiche costituzionali del 2001 e del 2003, che hanno introdotto esplicitamente il principio della promozione delle pari opportunità nell’accesso alle cariche elettive.
Il documento sottolinea come questi risultati siano stati resi possibili da una progressiva crescita della consapevolezza sociale e dall’impegno di numerose donne impegnate nella vita pubblica e civile, capaci di trasformare istanze diffuse in interventi legislativi concreti. Tuttavia, il percorso verso una piena parità non viene considerato concluso.
A sostegno di questa analisi viene citato il Global Gender Gap Report 2022 del World Economic Forum, che colloca l’Italia al 63° posto su 146 Paesi per divario di genere. Anche i dati sulla rappresentanza politica indicano un progresso rispetto al passato, ma non ancora una situazione di pieno equilibrio: le donne occupano circa il 32% dei seggi alla Camera e il 35% al Senato. Un quadro che, secondo l’analisi proposta, dimostra come il cosiddetto “soffitto di cristallo” nelle istituzioni mostri segni di cambiamento ma non sia ancora completamente superato.
Il tema riguarda anche la dimensione locale. L’associazione Anima Perugia sottolinea infatti il proprio impegno nel favorire la partecipazione delle donne alla vita politica e amministrativa della città, ritenendo che la qualità delle istituzioni dipenda anche dalla loro capacità di includere tutte le componenti della società.
Nel documento viene inoltre evidenziato come le politiche femminili e femministe abbiano inciso profondamente sulla modernizzazione del Paese. Tra i passaggi ricordati figurano il divorzio introdotto nel 1970, la legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza, le quote di genere nei consigli di amministrazione introdotte nel 2011 e la certificazione della parità di genere del 2021. A questi strumenti si affiancano le normative dedicate al contrasto della violenza di genere, tra cui la ratifica della Convenzione di Istanbul e le disposizioni del Codice Rosso.
Un altro tema centrale riguarda il rapporto tra lavoro, famiglia e responsabilità condivise. Nel documento si sottolinea come strumenti come l’assegno unico universale, l’estensione dei congedi parentali ai padri e le politiche di conciliazione tra vita professionale e familiare rappresentino passi importanti verso un modello sociale più equilibrato. In questa prospettiva, la cura familiare viene interpretata non come un ruolo esclusivamente femminile, ma come una responsabilità condivisa tra uomini e donne.
Secondo i firmatari del documento, rafforzare le politiche di parità significa intervenire su più livelli: ridurre il divario salariale, potenziare i servizi per l’infanzia, promuovere la presenza femminile nei luoghi decisionali e migliorare gli strumenti di prevenzione e contrasto della violenza di genere. Obiettivi che vengono collegati non solo alla tutela dei diritti, ma anche al funzionamento complessivo delle istituzioni democratiche.