Umbria seconda in Italia per calo prestiti bancari alle imprese

La regione registra -3,9% nel 2025: 335 milioni di credito in meno. Le piccole imprese perdono 120 milioni mentre a livello nazionale crescono i finanziamenti alle grandi aziende

LUmbria si colloca al secondo posto in Italia per diminuzione dei prestiti bancari alle imprese nel 2025, con una contrazione complessiva del 3,9% che equivale a 335 milioni di euro in meno rispetto all’anno precedente. Il dato emerge dall’analisi della CGIA di Mestre elaborata sui dati della Banca d’Italia e fotografa una situazione regionale più critica rispetto al trend nazionale, che invece mostra segnali di ripresa dopo il biennio negativo 2023-2024.

Il quadro che emerge dall’indagine evidenzia come la crisi del credito colpisca in modo particolare il tessuto produttivo umbro, con conseguenze differenziate tra territori e dimensioni aziendali. Le piccole imprese con meno di 20 dipendenti pagano il prezzo più alto, registrando una flessione del 7,2% pari a circa 120 milioni di euro di finanziamenti in meno.

Il contesto nazionale: ripresa a due velocità

A livello nazionale, dopo due anni consecutivi di contrazione del credito nel biennio 2023-2024, la domanda di finanziamenti da parte delle imprese italiane ha mostrato una inversione di tendenza nel 2025. Tuttavia, la ripresa non ha interessato in modo uniforme il sistema produttivo del Paese.

Le aziende di maggiori dimensioni hanno beneficiato di un incremento significativo dei prestiti, ottenendo 10 miliardi di euro aggiuntivi rispetto all’anno precedente. Di contro, le microimprese hanno subito un’ulteriore riduzione di 5 miliardi di euro, confermando una dinamica a due velocità nell’accesso al credito che penalizza la fascia più fragile del sistema imprenditoriale italiano.

Umbria in controtendenza: calo generalizzato

La regione umbra registra una performance negativa che si discosta marcatamente dal panorama nazionale. Con un decremento del 3,9% nelle erogazioni di credito alle imprese, l’Umbria si posiziona come la seconda regione italiana più colpita dalla stretta creditizia nel corso del 2025.

La contrazione non risparmia alcuna categoria dimensionale, investendo l’intero tessuto produttivo regionale. In particolare, le piccole realtà imprenditoriali affrontano difficoltà ancora più acute, con un calo del 7,2% che si traduce in circa 120 milioni di euro di finanziamenti non erogati rispetto all’anno precedente.

Le disparità territoriali: Perugia e Terni a confronto

L’analisi territoriale evidenzia marcate differenze tra le due province umbre. Perugia concentra le maggiori criticità, registrando un calo del 5,3% nelle erogazioni creditizie, equivalente a una perdita di 370 milioni di euro. Il capoluogo regionale vede le piccole imprese subire una flessione del 7% nei prestiti ottenuti.

Il quadro della provincia di Terni presenta sfumature diverse. A livello complessivo, il territorio ternano mostra una sostanziale tenuta con un incremento di 33 milioni di euro nei prestiti erogati. Tuttavia, anche qui le microimprese non vengono risparmiate dalla stretta creditizia, registrando un calo dell’8,1%, percentuale addirittura superiore a quella del capoluogo regionale.

Le implicazioni per il sistema produttivo umbro

La riduzione dell’accesso al credito rappresenta un fattore critico per lo sviluppo economico regionale, considerando che il tessuto imprenditoriale umbro è caratterizzato prevalentemente da piccole e medie imprese. La difficoltà nell’ottenere finanziamenti può limitare la capacità di investimento, rallentare i processi di innovazione e compromettere la competitività delle aziende locali sui mercati nazionali e internazionali.

Il divario crescente tra grandi imprese e microaziende nell’accesso al credito riflette dinamiche complesse che coinvolgono le politiche bancarie, la valutazione del rischio e le condizioni macroeconomiche generali. La concentrazione del credito verso le imprese di maggiori dimensioni, percepite come più solide, lascia scoperto un segmento fondamentale dell’economia regionale.

I dati elaborati dalla CGIA di Mestre sulla base delle statistiche della Banca d’Italia confermano come la questione dell’accesso al credito rimanga centrale per il futuro del sistema produttivo umbro, con particolare riferimento alle realtà imprenditoriali di minori dimensioni che rappresentano la spina dorsale dell’economia locale.

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