La Uil Umbria tuona: “Tari aumentata del doppio rispetto alla media nazionale”

Secondo uno studio della Uil, in Umbria la Tari è aumentata molto più della media nazionale dal 2020 al 2025, con Perugia che supera il 30% di incremento

Secondo un’indagine condotta dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali della Uil, il costo della Tari in Umbria è aumentato in maniera significativa negli ultimi anni, con aumenti che sono più del doppio rispetto alla media nazionale. L’indagine, che si concentra sui capoluoghi di provincia, è stata effettuata su un campione che simula un nucleo familiare di 4 componenti in una casa di 80 mq e prende in considerazione le tariffe comprensive di IVA, tributo provinciale TEFA e componenti perequative Arera.

Lo studio ha rilevato che, nel periodo che va dal 2020 al 2025, la Tari è aumentata in modo costante a Perugia e Terni, con un incremento che supera nettamente quello della media nazionale. In particolare, a Perugia la tassa è passata da 347 euro nel 2020 a 452 euro nel 2025, con un incremento complessivo del 30,2%, di cui +7,35% nell’ultimo anno. A Terni, invece, l’aumento è stato del 30,5%, passando da 256 euro nel 2020 a 334 euro nel 2025, con un incremento dell’2,33% nell’ultimo anno.

Confrontando i dati con la media nazionale, che ha visto un incremento del 14,4% dal 2020 al 2025 (da 306 euro nel 2020 a 350 euro nel 2025), emerge che Perugia ha visto un aumento ben più consistente rispetto alla media, mentre Terni ha registrato una crescita inferiore. Nel confronto con altre città italiane, Pisa risulta la città con l’importo più alto, arrivando a 650 euro nel 2025, mentre La Spezia applica la tariffa più bassa, con 180 euro.

La Tari, che in origine era stata pensata come strumento per coprire i costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti, secondo la Uil si è trasformata nel tempo in una vera e propria forma di prelievo fiscale, non sempre legata ai principi di equità fiscale o alla qualità del servizio offerto. La crescita della raccolta differenziata e l’estensione del servizio porta a porta richiederebbero maggiori investimenti in impianti e personale, per evitare disservizi e penalizzazioni per gli addetti.

Lo studio suggerisce anche che siano necessarie politiche pubbliche ampie e trasparenti, con una maggiore attenzione al monitoraggio dell’attuazione del PNRR, per incentivare una governance che risponda alle reali esigenze della comunità e non solo a logiche di prelievo fiscale.

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