Sindacati in piazza contro il dimensionamento della scuola: “Punirà l’offerta formativa”

Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals, Gilda e Anief protestano davanti alla prefettura di Perugia: «Accorpamenti forzati e tagli che indeboliscono le scuole».

Forte contrarietà e profonda preoccupazione per il commissariamento delle Regioni, tra cui l’Umbria, sul tema del dimensionamento scolastico. Chi ha manifestato sono i sindacati della scuola, cosa contestano è la decisione del Governo di imporre nuovi accorpamenti, dove la protesta si è svolta è a Perugia, quando nelle ultime ore, all’indomani di un confronto interregionale, perché secondo i rappresentanti dei lavoratori le scelte non tengono conto dei dati reali della popolazione scolastica e rischiano di allontanare ulteriormente la scuola dai territori.

A scendere in piazza nel capoluogo umbro sono stati Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anief, uniti nel contestare il provvedimento che prevede l’accorpamento forzato di ulteriori due dirigenze scolastiche. Secondo i sindacati, la misura rappresenta un atto calato dall’alto, che non considera le specificità locali, né l’andamento demografico reale delle scuole umbre, già fortemente segnate da calo delle iscrizioni e da un territorio in gran parte montano e frammentato.

La manifestazione si è concentrata sul rifiuto del commissariamento, giudicato una scelta che limita l’autonomia regionale e impedisce un confronto serio con chi quotidianamente vive la scuola. I sindacati parlano di un precedente pericoloso, che potrebbe aprire la strada a una gestione centralizzata e automatica del sistema scolastico, basata esclusivamente su parametri numerici e non sulla qualità dell’offerta formativa o sui bisogni delle comunità educanti.

Durante la mobilitazione, una delegazione sindacale è stata ricevuta dal prefetto di Perugia, al quale è stata formalmente chiesta l’apertura di un canale di ascolto con i territori, i lavoratori della scuola e le famiglie. L’obiettivo, spiegano le sigle, è evitare che decisioni di questa portata vengano assunte senza una reale valutazione dell’impatto sociale, organizzativo e didattico che il dimensionamento scolastico produce.

Al centro delle critiche c’è il timore che gli accorpamenti delle dirigenze rappresentino solo il primo passo verso un modello di scuola caratterizzato da istituti sempre più grandi, con plessi distanti tra loro, difficili da gestire e meno radicati nel contesto locale. Una prospettiva che, secondo i sindacati, penalizza non solo il personale scolastico, ma anche studenti e famiglie, soprattutto nelle aree interne e periferiche.

Le organizzazioni sindacali sottolineano come il dimensionamento imposto rischi di peggiorare le condizioni di lavoro di dirigenti e personale amministrativo, già sottoposti a carichi crescenti, e di ridurre la capacità delle scuole di rispondere in modo efficace ai bisogni educativi. «Non si può governare la scuola solo con i numeri», è il messaggio emerso dalla piazza, con la richiesta di politiche che tengano insieme qualità dell’istruzione, inclusione e prossimità territoriale.

Le parole dei sindacati

Moira Rosi per Cgil spiega: “L’Umbria è una regione che ha sempre fatto i compiti ed è virtuosa, ha fatto sempre ciò che è stato richiesto, dunque questa decisione è ingiusta. Il territorio è complesso e le dirigenze sono già sonpoche”. Loretta D’Aprile della Uil: “Si tratta di una decisione calata dall’alto per un problema complesso, senza tenere conto del territorio; con poche infrastrutture si va a incidere sulla mobilità dei dirigenti”

Caterina Corsaro per Cisl aggiunge: “I grandi istituti sono gestiti con difficoltà e questo va a scapito dell’offerta formativa. Poi c’è un forte rischio di riduzione degli organici che depaupererà la scuola”

Fronte comune regionale

La protesta arriva in un momento particolarmente delicato. Solo il giorno precedente si è infatti svolto un incontro online tra gli assessori all’istruzione di Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna, Regioni accomunate dalle stesse criticità legate al dimensionamento scolastico. Il confronto è stato organizzato in vista dell’audizione prevista per il 28 gennaio in Commissione Cultura della Camera, dove le amministrazioni regionali intendono portare una posizione condivisa contro l’impostazione del Governo.

Nel corso del confronto, l’assessore umbro all’istruzione Fabio Barcaioli ha ricostruito il percorso normativo che ha portato alla situazione attuale, respingendo l’idea che la responsabilità del dimensionamento sia riconducibile al precedente esecutivo. «La destra continua a sostenere che tutto derivi dal governo Draghi – ha spiegato – ma è utile partire dal Pnrr e dagli impegni assunti con l’Unione europea». In quella fase, ha ricordato Barcaioli, gli obiettivi erano distinti: da un lato la riduzione del numero di alunni per classe, dall’altro la riorganizzazione della rete scolastica.

Il passaggio decisivo, secondo l’assessore, arriva però con il governo Meloni, quando la legge di bilancio 2023 introduce i criteri per la riduzione delle autonomie scolastiche e per la definizione del contingente dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi (Dsga). «È in quel momento – ha sottolineato – che viene stabilito quante autonomie devono essere tagliate, sulla base di parametri numerici rigidi, che non tengono conto dell’andamento reale e aggiornato delle iscrizioni».

Secondo le Regioni, la normativa prevede formalmente che la distribuzione delle autonomie avvenga considerando criteri oggettivi, a partire dal numero effettivo di alunne e alunni, ma questo principio non si è tradotto in una verifica puntuale dei dati reali prima dell’applicazione dei tagli. Proprio per questo, Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana e Umbria hanno chiesto una rivalutazione complessiva del quadro, evidenziando il rischio di effetti distorsivi sui territori, in particolare nelle aree interne e meno popolate.

A fronte delle pressioni regionali, il ministero ha successivamente aumentato il numero complessivo delle autonomie scolastiche a livello nazionale, recuperando circa ottanta posizioni tra dirigenti e Dsga rispetto alle previsioni iniziali. Un intervento che, tuttavia, non ha prodotto alcun beneficio per l’Umbria, rimasta esclusa da qualsiasi incremento. «Le ragioni di questa esclusione – ha evidenziato Barcaioli – non sono mai state chiarite in modo trasparente».

Secondo i sindacati, il fatto che più Regioni si trovino nella stessa condizione dimostra come il problema non sia locale, ma strutturale, e richieda un ripensamento complessivo delle politiche scolastiche. L’Umbria, in particolare, viene indicata come un territorio fragile, dove l’accorpamento delle dirigenze rischia di avere effetti più pesanti rispetto ad aree metropolitane con maggiore densità abitativa.

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