Violenza sessuale a Perugia, imputato scrive al giudice: “Chiedo perdono”

Domani il processo con rito abbreviato per il 46enne accusato di sequestro e abusi su una studentessa

Una lettera al giudice per ammettere ogni responsabilità e chiedere perdono alla giovane studentessa ventenne di origine orientale, rinchiusa in uno scantinato e sottoposta ad abusi per ore. È l’ultimo atto dell’uomo accusato della violenza avvenuta la scorsa estate a Perugia, che sarà processato domani con rito abbreviato, procedura che prevede lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna.

L’imputato è un cameriere afgano di 46 anni, difeso dall’avvocato Francesco Mattiangeli, attualmente detenuto in carcere. Deve rispondere di sequestro di persona, lesioni e violenza sessuale aggravata. I fatti risalgono alla notte tra il 19 e il 20 luglio e si sono consumati in via Pinturicchio, nella zona dell’Università per Stranieri.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo avrebbe attirato la giovane in un seminterrato con la falsa promessa di un lavoro. Una volta all’interno, la ragazza sarebbe stata palpeggiata, picchiata e costretta a subire atti sessuali fino al mattino. Trasportata in ospedale, i medici le avevano riscontrato lesioni giudicate guaribili in trenta giorni.

Le indagini della Squadra mobile di Perugia, coordinate dal pm Mario Formisano, hanno raccolto prove considerate schiaccianti, indipendentemente dalla confessione scritta arrivata solo in un secondo momento. Determinanti sono state registrazioni audio e video effettuate con il telefonino della vittima, rimasto acceso di nascosto durante le violenze. In quei file si sente la ragazza piangere e supplicare in inglese: “Ti prego basta, lasciami stare”. A rafforzare il quadro accusatorio, anche i riscontri scientifici legati al Dna.

Nella lettera indirizzata al giudice, l’imputato afferma di “non essere stato in sé per l’alcol” ed esprime rimorso per quanto accaduto. Una versione che arriva a processo ormai imminente, dopo una lunga fase investigativa e l’acquisizione delle prove.

La studentessa ha già confermato le accuse nell’incidente probatorio e successivamente è rientrata nel Paese d’origine. Non si è costituita parte civile e non prenderà parte al processo.

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