Si è svolta sabato mattina mattina a Villa Umbra l’iniziativa promossa dal Partito Democratico dell’Umbria dal titolo “Umbria, terra di mezzo – identità e innovazione per un nuovo modello di sviluppo sostenibile”, che ha segnato l’avvio ufficiale di un ciclo di incontri dedicati al futuro economico e produttivo della regione. L’appuntamento ha riunito cittadini, imprese, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di aprire un confronto strutturato su come rilanciare un territorio che vive da anni una fase di stagnazione economica.
Il dibattito è partito da una analisi senza sconti dello stato di salute dell’economia umbra, mettendo in evidenza criticità ormai strutturali che condizionano la crescita. Dai contributi tecnici emersi nel corso dell’incontro, è stato delineato un quadro segnato da bassa produttività, crisi demografica e da una carenza di ecosistemi capaci di sostenere l’innovazione tecnologica. Elementi che, secondo i relatori, limitano la capacità delle imprese umbre di competere nei segmenti più avanzati della catena globale del valore.
Nel corso dei lavori, gli interventi della dott.ssa Tondini di Agenzia Umbria Ricerche, di Luca Ferrucci, amministratore di Sviluppumbria, e di Vinicio Bottacchiari hanno sottolineato come l’assenza di contesti favorevoli alla nascita e alla crescita di campioni tecnologici rappresenti uno dei principali freni allo sviluppo regionale. È emersa con forza la necessità di superare una frammentazione produttiva che rende difficile attrarre investimenti e trattenere competenze qualificate, soprattutto tra le giovani generazioni.
Nel suo intervento conclusivo, l’assessore regionale Francesco De Rebotti ha raccolto i contributi emersi dal confronto, confermando l’impegno della Giunta regionale a individuare nuovi schemi di intervento a sostegno delle filiere produttive tradizionali. De Rebotti ha ribadito come la valorizzazione delle vocazioni storiche dell’Umbria debba procedere di pari passo con l’innovazione, sottolineando che senza un salto tecnologico non può esserci una tenuta industriale nel medio-lungo periodo. Un messaggio che ha posto al centro il legame tra modernizzazione dei processi produttivi e competitività del sistema regionale.
Durante l’iniziativa, il Partito Democratico ha avanzato una proposta concreta per dare forma a una nuova strategia di sviluppo: la costruzione di un ecosistema umbro della robotica. L’idea è quella di aggregare competenze e imprese lungo una filiera integrata, capace di valorizzare le specificità territoriali. In questo disegno, l’hardware del territorio ternano, la meccanica della Valle Umbra e il design e la progettazione del perugino diventerebbero parti complementari di un’unica infrastruttura industriale e culturale.
Secondo quanto emerso dal confronto, un ecosistema di questo tipo consentirebbe di creare massa critica, favorire la collaborazione tra imprese, attrarre investimenti nazionali e internazionali e posizionare l’Umbria su segmenti produttivi a più alto valore aggiunto. L’obiettivo è superare una logica di interventi isolati, puntando invece su una visione sistemica capace di mettere in rete competenze, ricerca e produzione.
Il tema della sostenibilità ha attraversato trasversalmente l’intera discussione. Il modello di sviluppo evocato dal Partito Democratico punta infatti a coniugare crescita economica, innovazione e coesione sociale, evitando che la transizione tecnologica produca nuove disuguaglianze territoriali o occupazionali. In questo senso, il confronto con i sindacati e le associazioni di categoria è stato indicato come elemento essenziale per costruire politiche condivise e durature.
A chiudere l’iniziativa è stato l’intervento del segretario regionale del Partito Democratico, Damiano Bernardini, che ha sottolineato la volontà di dare continuità al percorso avviato. Il Pd intende coinvolgere attivamente imprese, professionisti, organizzazioni sindacali e datoriali, invitandoli a contribuire alla definizione di proposte operative. Il prossimo incontro, già annunciato, sarà dedicato proprio alla costruzione di strumenti concreti per delineare un nuovo modello umbro di sviluppo sostenibile.
L’ambizione dichiarata è quella di fare dell’Umbria un laboratorio per i territori di mezzo, spesso esclusi dai grandi circuiti della finanza e dell’innovazione, ma potenzialmente in grado di esprimere modelli alternativi di crescita. Un percorso che, secondo il Partito Democratico, può trasformare le fragilità strutturali della regione in opportunità di rilancio, attraverso una strategia fondata su identità, innovazione e visione di lungo periodo.