Fiumi di droga da Europa e e Sudamerica a Perugia, richiesta custodia cautelare per 13 indagati

Sequestrati 4 kg di cocaina e 80mila euro: organizzazione con armi e rotte internazionali smantellata dalla Guardia di Finanza

Tribunale Perugia

La Direzione distrettuale antimafia della Procura di Perugia ha chiesto la custodia cautelare in carcere per tredici persone coinvolte in un’inchiesta sul traffico di stupefacenti che ha portato al sequestro di quattro chili di cocaina e oltre 80 mila euro. L’operazione, condotta dal Gico della Guardia di Finanza e coordinata dal pubblico ministero Gennaro Iannarone, ha smascherato una presunta organizzazione dedita allo spaccio che disponeva di armi da fuoco e operava attraverso rotte internazionali. Davanti al giudice Margherita Amodeo sono iniziati gli interrogatori preventivi degli indagati. Ne riferisce Umbria 24.

La struttura del gruppo criminale e i sequestri

Tra gli indagati figurano 11 albanesi, quasi tutti residenti a Perugia, un marocchino e un salernitano. Gli investigatori del Gruppo operativo antidroga delle fiamme gialle hanno ricostruito una complessa organizzazione caratterizzata da una precisa gerarchia interna. Al vertice della presunta organizzazione operava il capo promotore che coordinava l’intero sodalizio, mentre altri membri si occupavano di mantenere i contatti con i fornitori, anche stranieri.

L’operazione ha consentito di sequestrare ingenti quantità di sostanze stupefacenti e denaro contante, oltre a documentare il possesso di armi da fuoco, in particolare pistole. La pericolosità del gruppo è emersa in seguito a una sparatoria avvenuta in Umbria, nel corso della quale sono stati esplosi colpi che hanno mandato in frantumi i vetri di una Jeep Renegade.

Le rotte internazionali della droga

La cocaina destinata al mercato perugino proveniva da diverse rotte internazionali. Gli investigatori hanno accertato che la sostanza stupefacente arrivava da Belgio, Olanda, Germania, Spagna, Ecuador, Brasile, Svizzera e Albania. Questa rete transnazionale consentiva all’organizzazione di rifornirsi costantemente e di garantire continuità al traffico.

Una volta giunta a destinazione, la droga veniva stoccata, confezionata e tagliata in un appartamento preso in affitto, dove operavano membri del gruppo specificamente dedicati a queste mansioni. La distribuzione seguiva poi canali capillari che coprivano l’intero territorio.

Modalità di spaccio e cessioni a domicilio

Lo spaccio di cocaina avveniva in luoghi strategici del territorio perugino: boschi, parcheggi dei centri commerciali, night-club, distributori di benzina, nei pressi di ristoranti e fast-food. Gli investigatori hanno inoltre documentato cessioni a domicilio di cocaina direttamente a casa dei clienti, un servizio che garantiva discrezione e rapidità.

Le indagini hanno portato alla luce migliaia di cessioni di dosi. Uno dei principali addetti alla distribuzione di stupefacenti effettuava mediamente tra le 40 e le 50 consegne al giorno, testimoniando l’intensità dell’attività illecita e l’ampiezza del mercato.

I ruoli all’interno dell’organizzazione

L’inchiesta ha permesso di ricostruire una struttura articolata con ruoli specifici e responsabilità ben definite. Oltre al capo promotore e organizzatore, la presunta organizzazione contava su figure dedicate all’intrattenimento dei rapporti con i fornitori esteri, corrieri incaricati del trasporto, addetti alla logistica e responsabili dello stoccaggio.

All’interno del gruppo operavano anche un magazziniere, una custode che sorvegliava lo stupefacente, venditori al dettaglio e un responsabile che coordinava e finanziava l’acquisto della droga destinata al mercato di Perugia. Questa divisione dei compiti garantiva efficienza operativa e rendeva più difficile per gli investigatori risalire all’intera catena.

Gli sviluppi dell’inchiesta

L’attività investigativa, durata diversi mesi, ha consentito di raccogliere un quadro probatorio dettagliato sull’operatività del gruppo. Le indagini antidroga hanno fatto emergere non solo il volume del traffico, ma anche le modalità organizzative e i collegamenti internazionali che rendevano particolarmente insidiosa l’attività criminale.

Gli interrogatori preventivi davanti al giudice Margherita Amodeo rappresentano ora una fase cruciale del procedimento, durante la quale gli indagati potranno fornire la loro versione dei fatti prima dell’eventuale emissione delle misure cautelari richieste dalla Procura.

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