La Cgil di Perugia ha lanciato un appello per una strategia di sistema capace di affrontare le sfide socio-economiche della provincia. Durante la conferenza stampa di fine anno, il segretario generale Simone Pampanelli, affiancato dai membri della segreteria provinciale, ha presentato la relazione 2025. In un contesto difficile, dove la crisi strutturale non è solo economica, ma anche demografica e sociale, la Cgil chiede alle istituzioni di prendere decisioni concrete.
La situazione demografica e le difficoltà economiche
Nel documento presentato, viene evidenziato che la popolazione della provincia di Perugia è diminuita del 3,8% dal 2014 al 2025, scendendo a 636.531 abitanti. A preoccupare è anche la trasformazione demografica, con una crescente quota di over 65 anni (26,8%) e una bassa percentuale di giovani sotto i 15 anni (11,4%). Inoltre, la riduzione della popolazione straniera (-3,8%) ha privato il sistema produttivo di una forza lavoro fondamentale per settori chiave, come i servizi e il commercio.
Il quadro economico non è migliore: il 68,8% dei contribuenti dichiara un reddito annuo inferiore a 26mila euro, mentre oltre un quarto della popolazione non arriva a 10mila euro. La povertà diffusa e le disuguaglianze strutturali sono un problema costante, che si riflette sulle difficoltà del settore industriale, in particolare nel comparto metalmeccanico.
La crisi del sistema industriale e la qualità dell’imprenditoria
Uno degli aspetti più gravi evidenziati dalla Cgil è che alcune chiusure aziendali non sono dovute a una crisi di mercato, ma a strategie industriali sbagliate. La questione della qualità dell’imprenditoria è centrale, con la Cgil che sottolinea come siano necessarie prospettive a lungo termine per garantire la sostenibilità occupazionale. Un esempio lampante è la vertenza di Coop Centro Italia, ora Unicoop Etruria, che dimostra come garanzie occupazionali di breve periodo non siano sufficienti senza un piano di investimenti strategico e duraturo.
Il settore dei servizi e la logica del subappalto
Anche il settore dei servizi sta attraversando gravi difficoltà, acuite dalla logica del sub-appalto, che spesso porta a condizioni di lavoro precarie e poco sicure. La Cgil di Perugia mette in evidenza come questa situazione richieda un intervento diretto delle istituzioni e una maggiore responsabilità da parte dei datori di lavoro, in particolare quelli aderenti a Confindustria.
Un Patto per la qualità del lavoro
Per la Cgil, non basta continuare a erogare risorse alle imprese senza condizioni. Le risorse pubbliche devono essere condizionate al rispetto di criteri fondamentali, tra cui:
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Applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) maggiormente rappresentativi
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Salari dignitosi e sicurezza sul lavoro
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Sostenibilità ambientale
Secondo la Cgil, le istituzioni locali, in particolare la Provincia e la Regione, devono prendere un ruolo attivo nella creazione di un piano di politica industriale regionale. Solo con una cabina di regia delle crisi e un piano strategico che orienti gli investimenti pubblici e privati, si potrà far fronte alla crisi strutturale che da anni affligge la provincia di Perugia.