Nel 2024, l’Italia ha visto un rallentamento nelle domande di brevetto europeo, con un calo generale del 3,5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, la Puglia ha registrato un calo preoccupante, ma la vera preoccupazione arriva dall’Umbria, che segna un clamoroso -26,7% nel numero di brevetti registrati, passando da 45 a 33 in un solo anno. Questo dato è uno dei peggiori a livello nazionale e rappresenta un campanello d’allarme per una regione che, pur vantando due università di prestigio, fatica a tradurre le competenze in innovazione concreta.
L’innovazione in Umbria: un’opportunità non colta
Secondo Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, il rallentamento delle domande di brevetto “interpella direttamente il sistema economico e istituzionale regionale”. Nonostante le competenze, le università e le imprese di qualità, la regione ha bisogno di rafforzare il legame tra ricerca e tessuto produttivo, soprattutto per supportare le piccole e medie imprese (PMI). Il trasferimento tecnologico, ossia il passaggio dall’innovazione accademica alla produzione industriale, continua ad essere una sfida irrisolta. La Camera di Commercio è impegnata a colmare questo gap, puntando su formazione manageriale, tutela della proprietà intellettuale e supporto alle PMI.
Il sistema brevettuale italiano: numeri contrastanti
L’Italia nel suo complesso ha visto un rallentamento nel numero di brevetti: nel 2024 sono state presentate 4.612 domande, una riduzione di 168 rispetto al 2023 (-3,5%). Tuttavia, questo non è un fenomeno esclusivo dell’Umbria. A livello nazionale, il Nord-Est ha visto una crescita lieve del +0,6%, mentre altre aree come il Nord-Ovest hanno registrato un forte calo (-7,7%). Il Mezzogiorno ha visto un tracollo con un -16,5%. L’Umbria, purtroppo, è una delle regioni più colpite, e ciò segnala un abbassamento della competitività che rischia di trasferirsi in opportunità mancate sul mercato globale.
La ricetta per il rilancio
Secondo Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, l’innovazione è cruciale per la competitività delle imprese, ma l’Italia, rispetto ad altri paesi europei, è ancora indietro nella ricerca di brevetti industriali. La difficoltà principale è l’incrocio tra impresa e ricerca, una connessione che deve essere promossa con maggiore forza. La Puglia, ad esempio, ha mostrato segni di rallentamento, ma alcune regioni come la Toscana (+15,1%), l’Emilia-Romagna (+7,5%) e la Liguria (+5,1%) hanno visto buone performance, grazie a una sinergia forte tra università, ricerca e imprese.
Un’occasione da non perdere: le università come motore dell’innovazione
L’Umbria, pur essendo una regione piccola, ha il vantaggio di ospitare due importanti università: quella degli Studi di Perugia e quella per Stranieri. Se da un lato questo rappresenta un’opportunità, dall’altro non si è ancora riusciti a trasformare il sapere accademico in sviluppo economico concreto. La sfida è quella di attivare un processo di trasferimento tecnologico che permetta a università e imprese di collaborare in modo più efficiente, generando prodotti, servizi e processi innovativi. In Umbria, già esistono iniziative come gli spin-off universitari e l’Umbria Digital Innovation Hub, ma queste devono essere potenziate e raccordate in modo più stretto con le PMI locali.
Il ruolo del sistema camerale
Un attore fondamentale per il rilancio dell’innovazione è il sistema camerale, che attraverso Dintec (agenzia di Unioncamere e delle Camere di Commercio) offre strumenti e servizi di innovazione alle imprese. L’Italia ha avviato progetti nazionali come i Punti Impresa Digitale (PID), che mirano a ridurre la distanza tra ricerca e impresa, facilitando il passaggio da idea a prodotto.
La sfida del futuro: più concretezza, meno retorica
La ricetta per uscire da questo periodo di difficoltà è chiara: servono scouting di idee brevettabili, tutela IP per le PMI, più collaborazione impresa-università, incentivi per prototipazione e test, e facilitazione del passaggio da ricerca a prodotto. In poche parole: meno “innovazione raccontata” e più innovazione misurata, che porti a brevetti concreti e reali opportunità di crescita per il territorio umbro.
Il 2024 non è una sentenza definitiva per l’Umbria. È piuttosto un promemoria: chi torna a brevettare prima, cresce prima. Ora, il compito è tradurre in risultati concreti un patrimonio di competenze ancora in gran parte inespresso, trasformando le università, le imprese e le reti di supporto in motori tangibili di innovazione e competitività.