Comuni montani, il Pd Umbria critica la proposta del governo

Secondo Damiano Bernardini la revisione annunciata dal ministro Calderoli penalizza l’Appennino e riduce il riconoscimento dei territori montani umbri

La proposta di revisione dei criteri di classificazione dei Comuni montani, annunciata dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, apre un nuovo fronte di confronto politico e istituzionale, con ricadute dirette sulle aree interne e montane dell’Umbria e dell’intera dorsale appenninica. Il tema è stato sollevato dal Partito Democratico Umbria, che ha espresso una posizione critica rispetto all’impostazione del provvedimento, ritenuto penalizzante per territori già caratterizzati da fragilità strutturali. La presa di posizione arriva mentre il Governo valuta una modifica dei criteri che inciderebbe su chi viene riconosciuto come Comune montano, quali risorse sono disponibili, dove vengono indirizzate le politiche dedicate, quando e perché tali cambiamenti entrerebbero in vigore.

A intervenire è stato il segretario regionale del Pd Umbria, Damiano Bernardini, che ha definito la proposta “un nuovo e grave attacco alle aree interne e montane del Paese”, sottolineando come gli effetti siano “particolarmente penalizzanti per la dorsale appenninica e per l’Umbria”. Secondo Bernardini, non si tratterebbe di una semplice revisione tecnica, ma di una scelta con un forte impatto politico e territoriale. “Siamo di fronte a una scelta profondamente sbagliata, che non tiene conto della realtà dei territori e rischia di colpire duramente comunità già fragili”, ha dichiarato.

Il nodo centrale riguarda i nuovi criteri ipotizzati dal Governo, che inciderebbero in modo significativo sul numero dei Comuni riconosciuti come montani. Come evidenziato dall’assessora regionale Simona Meloni, in Umbria i Comuni montani passerebbero da 69 a 32, con una riduzione che, secondo il Pd, dimezzerebbe di fatto il riconoscimento istituzionale di territori che svolgono un ruolo rilevante sotto il profilo ambientale, sociale ed economico. Un dato che, per i dem umbri, dimostra come la revisione non sia neutrale ma destinata ad avere conseguenze molto pesanti.

Bernardini ha ribadito che “ridurre in questo modo il numero dei Comuni montani significa togliere risorse, opportunità e strumenti a territori che garantiscono servizi fondamentali a beneficio di tutta la collettività”, definendo la proposta “un colpo durissimo all’Umbria e a tutta la dorsale appenninica”. Il timore espresso riguarda in particolare la perdita di accesso a fondi, agevolazioni e politiche dedicate, elementi considerati cruciali per contrastare lo spopolamento e mantenere servizi essenziali.

Secondo il Pd Umbria, la proposta governativa si baserebbe prevalentemente su parametri fisici e altimetrici, trascurando aspetti ritenuti decisivi come la fragilità socioeconomica, la carenza di servizi, lo spopolamento e la complessità amministrativa dei piccoli Comuni montani. Un’impostazione che, secondo i critici, rischia di escludere proprio quei territori che avrebbero maggiore necessità di sostegno pubblico.

La contrarietà non arriva solo dall’Umbria. La proposta ha infatti suscitato reazioni anche a livello interregionale. La maggioranza delle Regioni, tra cui Umbria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Abruzzo, Calabria, Sardegna e Piemonte, ha chiesto il rinvio del provvedimento. “È una presa di posizione ampia e trasversale che dimostra quanto questa riforma sia sbilanciata e iniqua”, ha affermato Bernardini, aggiungendo che “il Governo non può far finta di nulla”.

Nel dibattito viene richiamato anche il ruolo strategico delle aree montane, considerate presidi fondamentali per la cura del territorio, la tutela della biodiversità, la gestione delle risorse idriche e la manutenzione di boschi e foreste. In Umbria, secondo il Pd, questi Comuni rappresentano un elemento chiave nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nel contrasto all’abbandono del territorio, oltre a svolgere una funzione di coesione sociale.

“La montagna non può essere ridotta a una questione di metri sul livello del mare”, ha dichiarato Bernardini, chiedendo di fermare il percorso avviato e di aprire un confronto con Regioni e Comuni. Il Partito Democratico Umbria sollecita quindi il Governo a ritirare la proposta e ad avviare una riforma definita equa, condivisa e attenta ai bisogni reali dei territori, con l’obiettivo di evitare nuove divisioni e garantire una visione complessiva sul futuro delle aree interne.

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