Economia Umbria 2026, allarme export e occupazione: l’effetto dei dazi di Trump

CNA lancia l'allarme: calo del 3,8% per le esportazioni regionali e crescita zero per i posti di lavoro

La ricerca commissionata da CNA Umbria al centro studi Sintesi traccia uno scenario preoccupante per l’economia regionale nel 2026, con particolare allarme per il settore manifatturiero e l’occupazione. Michele Carloni, presidente dell’associazione, ha presentato i dati che evidenziano criticità strutturali per l’Umbria, con previsioni che segnano una battuta d’arresto dopo anni di crescita moderata.

Il dato più allarmante riguarda le esportazioni umbre, destinate a registrare un calo del 3,8% nel 2026 secondo le stime elaborate dalla ricercatrice Rita Canu. Un crollo che affonda le radici nelle nuove politiche dei dazi statunitensi imposte dall’amministrazione USA, che già nel primo semestre dell’anno in corso hanno provocato una diminuzione del 2% dell’export regionale. Un risultato particolarmente negativo se confrontato con la media nazionale, dove nello stesso periodo i flussi di merci verso l’estero sono aumentati del 2%, creando un divario di quattro punti percentuali a sfavore della regione.

La crescita del Pil regionale, prevista allo 0,7% per il 2026, rappresenta l’unica nota positiva del quadro economico tracciato dalla ricerca. Per la prima volta in anni recenti, l’Umbria si allinea al dato nazionale, ma questo risultato viene considerato insufficiente da Carloni, che sottolinea come “non c’è di che stare allegri” di fronte a una crescita così contenuta.

Il confronto con il 2019 evidenzia il ritardo accumulato dalla regione rispetto al resto del Paese. Il Pil umbro è cresciuto del 3,2% in sei anni, meno della metà rispetto al +6,4% registrato a livello nazionale. Anche i consumi delle famiglie mostrano un’espansione minima dello 0,6% contro l’1,5% dell’Italia, con previsioni ancora deboli per il prossimo anno (+0,4%).

L’occupazione regionale, dopo anni di risultati positivi con 19mila unità in più dal 2019 ad oggi, si avvia verso una fase di stagnazione con una crescita stimata di appena lo 0,1% nel 2026. La crescita degli ultimi anni è stata trainata principalmente dal settore costruzioni (+33%) e dall’industria (+16%), comparti che ora risentono della fine dei bonus casa e dell’esaurimento dei fondi del Pnrr.

Massimiliano Carloni, Cna

“A giugno del prossimo anno termineranno tutti i lavori finanziati con il Pnrr, che in questo periodo sono riusciti a garantire a tutto il comparto delle costruzioni un effetto sostitutivo rispetto alla cancellazione dei vari bonus casa, con la conseguente contrazione del settore che arriverà nel secondo semestre 2026”, ha spiegato Carloni durante la presentazione della ricerca.

Un altro elemento positivo emerge dal settore turistico, che ha registrato una crescita del 10% nei primi nove mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024 e del 27% rispetto al 2019. Le presenze complessive hanno raggiunto circa 6,4 milioni quest’anno, con un incremento significativo dei flussi stranieri che conferma l’attrattività della regione.

Il tessuto imprenditoriale regionale mostra invece segni di fragilità. Il numero complessivo delle imprese umbre rimane inferiore al periodo pre-pandemia (-2,3%), con il settore artigiano particolarmente colpito (-5% sul 2019). Nonostante ciò, l’artigianato continua a rappresentare un quarto di tutte le imprese regionali, mantenendo un forte radicamento nelle costruzioni, nella manifattura e nei servizi.

Preoccupa anche la dinamica del credito bancario alle imprese più piccole, che ha subito una contrazione del 7,2%, con particolare intensità nel comparto edilizio. Gli investimenti hanno registrato un incremento del 35,6% rispetto al 2019, dato prodigioso ma comunque inferiore alla media nazionale del 37,6%. Le previsioni per il 2026 indicano però una frenata significativa.

“Di fronte a un quadro previsionale così preoccupante è già da mesi che stiamo insistendo nei confronti della Regione affinché intervenga a sostegno dello sviluppo economico dell’Umbria, soprattutto per favorire la diversificazione dei mercati esteri verso i quali dirottare i prodotti locali penalizzati dai dazi”, ha dichiarato il presidente di CNA Umbria.

L’associazione sollecita interventi concreti per sostenere gli investimenti innovativi delle imprese, in particolare quelli orientati alla transizione digitale ed energetica. La speranza è riposta nell’approvazione del piano di riprogrammazione dei fondi strutturali residui del periodo 2021-2027, prevista nei prossimi giorni.

“Senza una crescita vivace le aziende regionali non sarebbero in grado di reggere al peso dell’ulteriore aumento della tassazione, che già adesso rappresenta uno dei maggiori elementi di debolezza rispetto ai loro competitors internazionali”, ha concluso Carloni, evidenziando come la pressione fiscale rappresenti un ostacolo ulteriore per la competitività del sistema produttivo umbro.

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