Molinari a Perugia: “Europa vaso di coccio geopolitico, difendere democrazie liberali”

Il giornalista Maurizio Molinari ha presentato il suo ultimo libro, "La scossa globale. L'effetto-Trump e l'età dell'incertezza". Grande partecipazione all'incontro organizzato da Fondazione Ranieri di Sorbello e Associazione Italia-Israele

Molinari e ranieri di sorbello
Una serata per decifrare le complesse dinamiche del nostro tempo, nel cuore storico e culturale di Perugia. Ma soprattutto, un atto di responsabilità civica. “Siamo in un momento così importante e decisivo nella scena mondiale che non farsene carico è una specie di abdicazione di responsabilità”, ha dichiarato Ruggero Ranieri, presidente della Fondazione Ranieri di Sorbello, aprendo l’incontro.
È con questo spirito che la sera del 4 dicembre 2025, nella prestigiosa sede della Fondazione, il giornalista e saggista Maurizio Molinari ha presentato il suo ultimo libro, “La scossa globale. L’effetto-Trump e l’età dell’incertezza”.
L‘evento, organizzato dall’Associazione Italia-Israele di Perugia, dalla Fondazione stessa e dalla rivista “Passaggi Magazine”, e trasmesso per un pubblico più vasto, ha offerto un’analisi lucida e profonda delle trasformazioni che scuotono l’ordine internazionale, in un dialogo serrato con lo stesso Ranieri.

L’Effetto-Trump e la Fine di un’Epoca

Il fulcro dell’analisi di Molinari è la “scossa globale” innescata dal ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Questo evento, spiega l’autore, non è un fulmine a ciel sereno, ma rappresenta il culmine di una lunga “guerra d’attrito” che le grandi autocrazie conducono da anni contro le democrazie. Russia e Cina, pur non essendo portatrici di una comune visione del mondo, condividono la volontà convergente di porre fine alla prevalenza geopolitica dei Paesi democratici. Il loro obiettivo è scardinare l’ordine mondiale liberale, nato dopo la Seconda guerra mondiale, per ridefinire le architetture del potere a proprio vantaggio. Il ritorno di Trump agisce da catalizzatore, accelerando una transizione verso un’era di profonda incertezza.
“Il ritorno di Trump alla Casa Bianca genera una scossa globale che ha ripercussioni a pioggia sull’ordine internazionale e sulla vita di ognuno di noi. Cambiano gli equilibri fra grandi potenze, i legami fra alleati, le aree di conflitto, l’idea di leadership…”

I protagonisti del Nuovo Disordine: leader tribali e identità forti

Secondo Molinari, la scena mondiale contemporanea è dominata da una nuova tipologia di leader, accomunati da un tratto distintivo: un’identità “tribale”. In questa fase storica, l’interesse nazionale non è più il risultato di complessi compromessi istituzionali, ma viene espresso direttamente attraverso l’identità personale e la biografia del singolo leader.
“la versione tribale della leadership è una versione dove l’interesse nazionale di un Paese viene espresso dall’identità del leader che lo rappresenta.”
Molinari ha illustrato questa tesi con una serie di esempi calzanti: da Donald Trump, il cui movimento travalica i confini del Partito Repubblicano tradizionale, a Vladimir Putin, che giustifica la sua geopolitica aggressiva con la visione mistica della Russia come ultimo baluardo della “purezza della cristianità”. Da Xi Jinping, che lega la “vocazione imperiale” della Cina alla sua personale leadership, a Mohammed Bin Salman, la cui ambizione è unificare l’Islam sunnita attorno alla casa regnante saudita “esattamente come fece il profeta Maometto”. Un panorama che si estende a Narendra Modi in India e all’identità neo-ottomana di Erdogan in Turchia, componendo un mosaico di leadership personalistiche e potenti.
Molinari a Perugia

Oltre i confini: i nuovi campi di battaglia geo-economici

La competizione globale, ha spiegato Molinari, è ormai “a tutto campo”. Non si combatte più solo per il controllo di territori geografici, ma per il dominio di nuove frontiere che stanno ridefinendo le fonti della ricchezza e del potere. Tra questi nuovi ambiti di scontro, l’autore ha descritto con vivacità:
Il Polo Nord: Lo scioglimento dei ghiacci artici sta aprendo rotte marittime rivoluzionarie. Un viaggio che prima richiedeva settimane, ora potrà compiersi in “alcuni giorni”, alterando equilibri commerciali consolidati da secoli.
Le terre rare: Definite la base della “bistecca dell’intelligenza artificiale”, queste materie prime, controllate in gran parte dalla Cina, sono indispensabili per produrre i microprocessori al cuore di ogni tecnologia avanzata.
Le materie celesti: È già in corso una corsa tra Stati Uniti e Cina per sviluppare la capacità di estrarre minerali preziosi da asteroidi e pianeti, aprendo una frontiera di ricchezza letteralmente extraterrestre.
I fondali marini: Uno spazio strategico fondamentale dove sono posati gli oltre 450 cavi in fibra ottica che costituiscono l’ossatura delle comunicazioni digitali globali. Controllarli significa controllare il flusso dei dati.

L’eccezione europea: ricco continente, vaso di coccio geopolitico

In questo scenario di giganti in competizione, l’Unione Europea rappresenta, secondo Molinari, “l’eccezione”. Ricchissima e ambita, è un mercato indispensabile per i progetti strategici di tutte le grandi potenze. Eppure, è geopoliticamente debole, un “vaso di coccio” incapace di imporsi per l’assenza di una voce politica e di una difesa uniche. Qui risiede la tragica ironia: l’UE, che “potrebbe benissimo sedersi al tavolo con le altre grandi potenze” perché è l’espressione stessa dell’ordine multilaterale, “non ha la capacità politica di farlo”. Questa contraddizione la trasforma inevitabilmente in un terreno di contesa.
“La conseguenza di questo è che l’Europa diventa campo di battaglia. Uno dei campi di battaglia per la Russia, la Cina e gli Stati Uniti è l’Europa.”
Molinari e ranieri di sorbello

La guerra ibrida e la difesa delle democrazie

Durante il dibattito è emerso con forza il tema della guerra ibrida. Molinari ha spiegato come le democrazie siano sotto un doppio attacco: uno fisico, esterno, e uno digitale, interno, mirato a farle “implodere”. L’approccio, teorizzato dal generale russo Valerij Gerasimov, è tanto semplice quanto diabolico:
“possiamo trasformare in debolezza la maggiore forza delle democrazie, che è la libertà d’opinione.”
L’obiettivo è sfruttare la libera circolazione delle idee per diffondere narrazioni false e divisive, rendendo il cittadino stesso una “frontiera del campo di battaglia”. Minaccia tutt’altro che astratta: Molinari ha ricordato come attori digitali russi abbiano sostenuto la campagna per la Brexit, alimentato il movimento anti-vax durante la pandemia e diffuso immagini dell’ex premier Mario Draghi ritratto come Hitler.

Scegliere Montesquieu per navigare l’Incertezza

Di fronte a un’accelerazione della storia così vertiginosa, la risposta conclusiva di Molinari è un invito a tornare a “studiare con grande umiltà”. Poiché le incognite rendono quasi impossibile “prevedere il futuro”, lo sforzo più utile è adoperare la conoscenza per “interpretare il presente”. Ma la vera difesa, ha suggerito il dibattito, è di natura filosofica. La minaccia populista, di destra come di sinistra, è un attacco diretto al pensiero di Montesquieu: all’equilibrio dei poteri, allo Stato di diritto, all’architettura complessa che protegge il cittadino. A questo modello si contrappone la visione di Rousseau: la volontà generale e indifferenziata del popolo che si incarna in un unico leader. È qui che si combatte la battaglia decisiva. In un’epoca di crisi e attacchi, la risorsa più straordinaria che le democrazie possiedono per battere qualsiasi avversario è lo strumento per scegliere consapevolmente Montesquieu contro Rousseau: il diritto di voto.

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