Sabato 29 novembre ha segnato una svolta cruciale per la circolazione stradale in Italia. Da quella data, migliaia di autovelox sono stati disattivati, a causa del mancato adempimento da parte degli enti locali dell’obbligo di comunicare dati tecnici e localizzazione dei dispositivi al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit).
Il termine era fissato per venerdì 28 novembre. Entro quella scadenza, Comuni e forze dell’ordine dovevano registrare i propri autovelox sulla piattaforma telematica nazionale. Tuttavia, solo 3.595 dispositivi risultano ufficialmente censiti, a fronte di oltre 12.000 installati in tutta Italia, facendo dell’Italia il Paese con il maggior numero di rilevatori in Europa.
Umbria coinvolta: multe a rischio nullità
Anche l’Umbria è direttamente interessata dalla nuova normativa. In assenza di dati ufficiali regionali aggiornati, resta comunque valida la regola: qualsiasi sanzione per eccesso di velocità elevata da un dispositivo non censito sarà nulla.
Gli automobilisti multati dal 29 novembre in poi hanno il diritto – e l’onere – di verificare la presenza del dispositivo sul portale ufficiale del Mit, che contiene l’elenco aggiornato in tempo reale dei rilevatori regolarmente comunicati. I Comuni umbri inadempienti saranno tenuti a disattivare gli autovelox non registrati, per evitare di incorrere in ricorsi e contenziosi legali.
La nota del Codacons: “Spegnere gli autovelox non comunicati”
Secondo quanto riportato da Ansa, è il Codacons – associazione per la tutela dei consumatori – a sollevare con forza il tema: nessun autovelox può essere attivo se non compare nella piattaforma ministeriale. I dispositivi devono essere accompagnati da informazioni dettagliate: localizzazione, modello, omologazione e dati tecnici.
L’associazione sottolinea anche che le multe emesse da apparecchi non censiti sono da considerarsi nulle, a tutti gli effetti. Si tratta di un punto cruciale, soprattutto per le amministrazioni locali, che negli ultimi anni hanno generato introiti considerevoli grazie all’uso di questi strumenti.
Un “tesoretto” da 203 milioni: l’impatto per i Comuni
Tra il 2022 e il 2024, nelle sole 20 principali città italiane, gli autovelox hanno portato oltre 203 milioni di euro nelle casse comunali. Per questo motivo, l’adeguamento al censimento nazionale è diventato un passaggio obbligato: senza registrazione, niente multe legittime.
In Umbria, dove molti dispositivi sono installati su strade provinciali e comunali a forte percorrenza, il potenziale impatto economico potrebbe essere rilevante, ma senza comunicazione al Mit non sarà più possibile utilizzarli legalmente.
Il problema dell’omologazione resta irrisolto
Il censimento, però, non chiude definitivamente il cosiddetto “caos autovelox”. Resta ancora aperta la questione legata all’omologazione dei dispositivi. Secondo Codacons, il 60% dei dispositivi fissi e il 67% di quelli mobili non risulterebbe formalmente omologato, ma solo approvato, spesso prima del 2017, anno chiave stabilito dalla giurisprudenza.
Una sentenza della Corte di Cassazione dell’aprile 2024 ha infatti stabilito che le multe elevate da dispositivi non omologati sono nulle, anche se regolarmente approvati. Il risultato è una valanga di ricorsi da parte di automobilisti sanzionati su tutto il territorio nazionale, con riflessi legali e amministrativi ancora in corso.
Cosa devono fare gli automobilisti umbri
A partire da ora, chiunque riceva una multa per eccesso di velocità in Umbria deve:
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Controllare se l’autovelox è incluso nell’elenco ufficiale del Mit;
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Verificare l’omologazione del dispositivo, qualora la comunicazione sia presente ma incompleta;
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Valutare un ricorso nel caso in cui il dispositivo non sia presente nell’elenco o non sia regolarmente omologato.
Per le amministrazioni umbre, invece, la priorità diventa adeguarsi alla normativa e procedere con il completamento del censimento, pena la disattivazione dei dispositivi e l’invalidazione delle sanzioni.