Mercoledì 26 novembre a Perugia, la memoria di Yitzhak Rabin è tornata a essere materia di un’analisi profonda e attuale, a trent’anni dal suo assassinio. L’occasione è stata la presentazione del libro “E sceglierai la vita. Guerra e pace lungo le strade di Yitzhak Rabin” (Minerva edizioni) del giornalista Adam Smulevich. Promosso dall‘Associazione Italia – Israele di Perugia, l’evento ha visto un dialogo serrato tra l’autore, il giornalista Gianni Scipione Rossi e lo storico Leonardo Varasano, introdotti dai saluti del presidente dell’associazione, Alberto Krachmalnicoff. Un incontro per non dimenticare un uomo e un bivio cruciale della storia mediorientale.
La figura di Rabin: dal campo di battaglia alla ricerca della pace
Dal dibattito è emerso il ritratto di un leader dal “profilo biografico sui generis”, la cui traiettoria personale incarna le contraddizioni e le speranze di Israele. Nato in una famiglia di matrice socialista laburista, Rabin è stato prima un soldato, poi un capo militare, un ambasciatore e infine un uomo di Stato. Un percorso segnato anche da complesse dinamiche politiche interne, come la celebre e duratura rivalità con Shimon Peres, che ha accompagnato la sua ascesa e il suo impegno per la pace.
Questa evoluzione lo ha condotto a farsi carico della più difficile delle sfide: la ricerca di un accordo nel quadro dei processi avviati con gli Accordi di Oslo. Un cammino interrotto nel modo più tragico il 4 novembre 1995, quando un fanatico religioso gli sparò al termine di una grande manifestazione per la pace a Tel Aviv. Come hanno sottolineato i relatori, quell’attentato non pose fine soltanto a una vita, ma inferse un colpo mortale a un percorso di dialogo che, da allora, non ha più ritrovato lo stesso slancio.
Un libro per raccontare la complessità di Israele
Il volume di Adam Smulevich, è stato evidenziato, non è una semplice biografia, ma uno strumento per decifrare la realtà di Israele, definita una “democrazia complessa”. Lontano dalle narrazioni semplicistiche che dominano il dibattito pubblico, il libro restituisce l’immagine di una società che è un “caleidoscopio”, un “mosaico” di identità, culture e tensioni. Si esplorano le diverse anime che la compongono, come quella aschenazita, e si dà conto di un tessuto civico e sociale ricco di sfaccettature, spesso invisibile a uno sguardo esterno e superficiale.
I temi del dibattito: tra eredità storica e sfide attuali
La discussione ha analizzato l’eredità di Rabin e le sfide che ancora oggi caratterizzano il conflitto israelo-palestinese.
• L’assassinio come spartiacque: I relatori hanno concordato nel definire l’uccisione di Rabin un vero e proprio spartiacque. Non fu solo l’omicidio di un leader, ma un attacco deliberato al cuore del processo di pace, un atto mirato a sabotare la possibilità stessa di una risoluzione politica del conflitto.
• Le difficoltà del dialogo: È stata sottolineata la drammatica complessità del cammino verso la pace, ostacolato dalla presenza di estremismi radicati, come quelli rappresentati da Hamas. Un punto è emerso con forza e chiarezza: la sicurezza di Israele è stata presentata come una precondizione fondamentale e non negoziabile per qualunque accordo futuro.
• La responsabilità condivisa: Pur riconoscendo la necessità di un impegno da parte di tutti gli attori coinvolti, il dibattito ha messo in luce una riflessione cruciale sul pragmatismo. È emersa l’idea che una “responsabilità pragmatica” debba essere esercitata in primo luogo da Israele, in quanto Stato democratico consolidato nella regione, a cui spetta un onere particolare nel creare le condizioni per il dialogo.
“E sceglierai la vita”, un monito per il presente
L’incontro di Perugia è andato oltre la presentazione letteraria, trasformandosi in un momento di riflessione sull’eredità di un leader che ha pagato con la vita il coraggio della pace. Il titolo del libro, “E sceglierai la vita”, risuona oggi non solo come una speranza, ma come un monito politico di straordinaria attualità. Di fronte alla paralisi diplomatica e al riaccendersi della violenza, la scelta di Rabin rappresenta una domanda ancora aperta e una sfida diretta alla leadership di oggi: scegliere la vita, appunto, anziché la perpetuazione del conflitto.