Editoria e futuro, i big si confrontano a Città di Castello: “Serve qualità, non algoritmi”

Al convegno del Gruppo Corriere protagonisti editori, direttori e istituzioni: tra IA, carta e digitale, si cerca un nuovo modello sostenibile per l’informazione

In un momento storico in cui la carta arretra, il digitale cambia pelle e l’intelligenza artificiale avanza senza freni, l’editoria italiana si interroga su quale sarà il suo futuro. A farlo sono stati i grandi nomi del giornalismo e dell’informazione, riuniti ieri nella sede dell’Università degli studi Link per il convegno “Editoria e informazione: carta, digitale… e poi?”, promosso dal Gruppo Corriere in occasione della festa di San Florido.

Un evento che ha richiamato editori, direttori, esponenti delle istituzioni e del mondo civile, articolato in cinque panel tematici e aperto dai saluti delle autorità locali e regionali. “Siamo in una fase di grande trasformazione della comunicazione, dobbiamo affrontarla insieme”, ha affermato il sindaco Luca Secondi, seguito dalla presidente dell’Umbria Stefania Proietti, che ha ribadito la necessità di sostenere chi fa vera informazione nella transizione al digitale. Il presidente della Toscana Eugenio Giani ha annunciato un fondo da 400mila euro per il sostegno a edicole e distributori.

L’informazione deve tornare a essere un bene pubblico, questo il messaggio centrale emerso in tutti i panel. “Senza informazione di qualità non c’è futuro”, ha detto Sergio Casagrande, direttore del Corriere dell’Umbria e del Gruppo Corriere, sottolineando che l’identità è ciò che distingue il giornalismo dagli automatismi dell’intelligenza artificiale. A introdurre i lavori anche Francesco Polidori, editore e fondatore del Gruppo Cepu, che ha ricordato le origini della testata proprio a Città di Castello, 56 anni fa.

Cinque panel per riflettere su presente e futuro

Nel primo panel, spazio agli editori: Maurizio Belpietro (La Verità, Panorama), Alessandro Bompieri (Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport), Giuseppe Cerbone (Nord Est Multimedia), Maria Carmela Colaiacovo (Il Sole 24 Ore) e Lino Morgante (Gazzetta del Sud, Giornale di Sicilia) hanno discusso su modelli industriali sostenibili, centralità delle edicole, remunerazione del digitale e investimenti in giornalismo di qualità.

Nel secondo panel, il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini ha presentato due Dpcm a favore del settore: uno sulla tutela della rete distributiva e uno sul sostegno economico all’editoria, citando anche la campagna del Corriere dell’Umbria in difesa delle edicole.

Il terzo panel ha messo a confronto i direttori di testate nazionaliTommaso Cerno (Il Tempo), Massimo Martinelli (Il Messaggero), Claudio Rinaldi (Gazzetta di Parma), Pietro Senaldi (Libero) e Luca Telese (Il Centro) – sul ruolo dell’intelligenza artificiale. Cauto l’approccio condiviso: “L’IA è uno strumento, ma senza identità non può essere credibile”.

Il quarto panel, con Francesco Dini (vicepresidente Fieg) e Andrea Barchiesi (esperto digitale), ha acceso i riflettori su concorrenza sleale, diffamazione online e anonimato digitale, chiedendo regole chiare per difendere l’informazione professionale da contenuti non verificati o manipolatori.

A chiudere il convegno, il quinto panel con il presidente Agcom Giacomo Lasorella, che ha affrontato il ruolo dell’Autorità nel contesto digitale, sottolineando la necessità di una regolazione evoluta, capace di tutelare il pluralismo e garantire trasparenza nei rapporti tra editori, piattaforme e utenti.

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