Riapre ufficialmente la basilica di San Benedetto a Norcia: “Sia simbolo di vera unione”

A nove anni dal sisma, la riconsacrazione della Basilica celebra la fede, la memoria e il riscatto di una comunità ferita ma resiliente

La Basilica di San Benedetto, devastata dal sisma del 30 ottobre 2016, torna a vivere. La facciata, unico elemento rimasto in piedi dopo il terremoto che ha colpito 138 Comuni in quattro regioni del Centro Italia, è ora incastonata in un edificio ricostruito con rigore storico e tecnologie antisismiche all’avanguardia. Il progetto, avviato nel dicembre 2021, è stato reso possibile da un investimento di circa 15 milioni di euro, frutto della collaborazione tra enti pubblici e privati, tra cui il Commissario per la Ricostruzione, la Regione Umbria, ENI Spa e il Ministero della Cultura. Dopo il taglio del nastro ufficiale, nella giornata del 31 Ottobre si è svolta la prima messa.

. La celebrazione,ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee, cittadini e autorità religiose, testimoniando la forza collettiva di un territorio che non si è mai arreso.

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, presente a Norcia per l’occasione, ha sottolineato come San Benedetto, patrono d’Europa, rappresenti ancora oggi l’anima spirituale e civile del continente. “Serve un’Unione capace di essere davvero utile ai cittadini”, ha dichiarato, richiamando l’esempio della Regola benedettina e le parole di Giovanni Paolo II, secondo cui “senza i benedettini non ci sarebbe stata l’Europa come la conosciamo”.

Anche la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto partecipare all’evento con un videomessaggio proiettato in piazza San Benedetto, davanti a decine di cittadini. “Oggi è una festa per Norcia, per l’Umbria, per l’Italia intera”, ha affermato. La premier ha ricordato come ogni pietra della Basilica sia tornata al suo posto, restituendo al luogo “la sua meravigliosa storia”. Ha parlato di rinascita, speranza e fede, esaltando la forza di un popolo orgoglioso che ha saputo reagire con dignità al dolore. “Restituiamo al nostro popolo un luogo dell’anima, uno scrigno di identità”, ha aggiunto.

Marco Squarta, europarlamentare umbro, ha evidenziato in una nota l’importanza storica e simbolica del momento, definendo la riapertura della Basilica “un giorno di riscatto e speranza per Norcia e per tutta la Valnerina”. Ricordando i primi giorni successivi al sisma, ha spiegato come la ricostruzione sia stata più di un’opera tecnica: “non solo la riparazione dell’edificio, ma il senso stesso della ricostruzione”. Secondo Squarta, varcare nuovamente quella soglia non significa solo tornare in un luogo sacro, ma ritrovare la memoria collettiva e la forza identitaria di una terra provata, eppure mai sconfitta.

Il ritorno alla piena funzionalità della Basilica, considerata la casa natale dei santi Benedetto e Scolastica, è frutto di anni di lavoro, dedizione e collaborazione tra istituzioni, tecnici, operai, volontari e comunità religiosa. Ogni intervento è stato guidato dalla volontà di preservare l’autenticità del monumento e allo stesso tempo renderlo un simbolo del futuro.

L’evento assume anche un valore più ampio: restituire alla città e all’Europa un luogo che incarna la civiltà benedettina, pilastro della cultura e dell’identità europea. In un’epoca in cui l’Europa è alla ricerca di nuove basi di coesione e valori condivisi, la figura di San Benedetto emerge come riferimento spirituale e culturale universale.

La rinascita della Basilica di Norcia si trasforma così in una rinascita collettiva, che coinvolge non solo una città, ma un’intera nazione e un continente. Le parole dei protagonisti della giornata hanno ribadito il messaggio più potente: la ricostruzione non riguarda solo edifici, ma persone, comunità e visioni comuni.

Come ha concluso Squarta, “non bastano le pietre, ma servono le donne, gli uomini e le comunità che credono che un nuovo inizio sia possibile”. Un insegnamento che Norcia ha scelto di offrire al mondo.

Le parole dell’arcivescovo Boccardo

Durante l’omelia celebrata in occasione della riapertura della Basilica di San Benedetto a Norcia l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, Renato Boccardo, ha tracciato un profondo quadro delle sfide politiche e morali che l’Europa sta affrontando. In una celebrazione solenne, svolta nella città natale del Patrono d’Europa, Boccardo ha lanciato un appello per un ritorno ai valori originari che hanno plasmato il continente, ricordando come San Benedetto sia stato un esempio di unione e pace in un tempo di divisione.

“Europa porta oggi le cicatrici di ferite ideologiche e morali che ne hanno minato l’anima”, ha esordito l’arcivescovo, puntando il dito contro il crescente relativismo etico che sta indebolendo la coesione sociale. Il suo discorso ha trattato temi di grande attualità, dal risorgere dei nazionalismi e del populismo alla polarizzazione ideologica, passando per l’instabilità dei governi, l’antisemitismo e la minaccia della guerra alle porte del continente.

Boccardo ha poi ricordato la figura di San Benedetto, padre di una comunità che seppe comporre le differenze nella carità e fondare la pace non su equilibri precari, ma su una conversione interiore. “Ritrovare un’anima”, ha detto, “significa riconoscere un bene comune più grande dei singoli interessi”, un richiamo alla necessità di una speranza che unisce oltre le differenze. La pace e l’unione sono stati i temi centrali del suo discorso, e San Benedetto è stato presentato come il messaggero di pace, realizzatore di unione e maestro di civiltà, che indica una via sicura, capace di unire cuore e mani, preghiera e lavoro, ragione e fede.

Il vescovo ha richiamato l’importanza di riscoprire i valori fondanti dell’Europa, come la dignità della persona, la solidarietà tra i popoli e la ricerca del vero e del bene, ammonendo che senza di essi, l’Europa rischia di ridursi a un insieme di interessi economici e tecnici, senza una vera coesione profonda.

Boccardo ha poi voluto fare un parallelo con il popolo di Israele, che, dopo l’esilio, ha ritrovato la propria casa, paragonandolo alla comunità nursina, che oggi, dopo il sisma, sta sperimentando una rinascita. “Guai a noi – ha avvertito – se ci limitassimo a offrire a Dio la bellezza di questa chiesa senza costruire la bellezza di un popolo che vive nella fraternità e nell’impegno per una società più misericordiosa”.

La sua riflessione si è chiusa con un augurio per il futuro, affidando a San Benedetto il cammino dell’Europa e della comunità di Norcia, affinché la sua benedizione continui a fecondare la storia e a trasformare il presente in un futuro di speranza.

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